Lorenzin: «Se andate in Toscana vaccinatevi». Class action per danni al turismo?

beatrice lorenzin

Il ministro della salute Beatrice Lorenzin avverte gli italiani che se vanno in Toscana devono fare il vaccino anti meningite. E l’intera regione insorge. E minaccia una class action per procurato allarme. Chiedendo i danni, soprattutto per il turismo.

È vero. In Toscana nel 2015 sono stati segnalati al sistema di sorveglianza nazionale 31 casi, inclusi 6 decessi (in confronto ai 2 del 2014 e ai 3 del 2013). Nel 2016 sono stati registrati 12 casi di malattia invasiva da meningococco C, di cui quattro decessi.

Ma questo può autorizzare un ministro a fare un appello del genere?

«Da un’autorità governativa non ci si aspettano dichiarazioni di questo tipo perché generano un allarme ingiustificato» tuona Simone Romoli, direttore della Confesercenti. «Il messaggio che passa porta la gente a pensare che in Toscana e quindi in Versilia ci siano rischi sanitari che in realtà non esistono, e possono avere effetti devastanti per il turismo. Dovremmo chiedere tutti al ministro di fare una bella retromarcia ufficiale, la meningite ha avuto casi più numerosi in Toscana ma questi pochi numeri non giustificano un allarme generale non sostenuto da qualsiasi dato scientifico certo».

«È stato un allarmismo inutile, un azzardo» continua Pietro Guardi, referente di Assobalneari. «Bisogna prestare attenzione ma non solo in Toscana, in ogni regione […] Queste sparate non fanno bene in questo momento di crisi storica. Qua si vive di sole, mare e colline».

Non meno dure le parole di Elisabetta Bellotti, presidente degli albergatori: «Mi sembra che al ministero abbiano creato un allarmismo che va oltre la realtà. È la mania inarrestabile di enfatizzare le notizie negative. Il compito del ministero della Salute è dare informazioni. Invece qua hanno dato indicazioni come se uno invece di andare in Toscana partisse per un Paese con l’epidemia di ebola».

Importante ribadire che il batterio della meningite, spiegano gli esperti, si trasmette unicamente tramite gocciole di saliva nel parlare a distanza molto ravvicinata (50-70 centimetri) e per lungo tempo. Sugli oggetti non sopravvive. Il meningococco che circola in questi anni è particolarmente aggressivo e quindi i casi sono più manifesti (negli anni passati circolavano batteri meno aggressivi e quindi talvolta non venivano diagnosticati perché confusi con patologie più lievi.)

Come spiegano la professoressa Chiara Azzari, direttrice della clinica pediatrica del Meyer, e il dottor Gabriele Mazzoni, responsabile del dipartimento di Prevenzione a Empoli, la percezione che in Toscana la meningite sia più diffusa è dovuta al fatto che in questa regione hanno iniziato a diagnosticare i casi con un metodo molto più accurato (il metodo molecolare, che ha una sensibilità tre volte superiore rispetto ai tradizionali metodi colturali).

Questo significa che se con il metodo colturale si diagnosticano 10 casi, con quello molecolare se ne accertano 30. Quindi l’aumento del numero di casi in Toscana in parte dipende dalla migliorata capacità di diagnosi. I casi di meningite c’erano anche gli anni scorsi ma non venivano diagnosticati come tali.

 

 

 

 

 

Articoli correlati

*

Top