Lazio: il non saluto dei giocatori ai tifosi e la spiegazione di Biglia 

La solita Lazio. Primo tempo imbarazzante quello contro il Torino e gol regalato dopo pochi minuti. Poi la reazione nella ripresa con l’ingesso degli uomini migliori (Milinkovic-Savic e Keita) e un punto che però serve ben poco.

Se non a salvare la faccia ed evitare l’ennesima sconfitta in campionato. I tifosi però, più che per la prestazione, ce l’hanno con i giocatori per il comportamento tenuto a fine gara. O meglio, ce l’avevano, fino al chiarimento con Lucas Biglia che, da lontano, ha parlato con loro. Al triplice fischio finale, infatti, i sostenitori capitolini hanno chiamato la squadra a raccolta, sotto al settore. Per un saluto e per ricevere, quantomeno, un ringraziamento per i tanti km fatti per arrivare fino a Torino.

Peccato, però, che i giocatori non abbiano superato il rettangolo di gioco e si siano limitati ad applaudire da lontano il pubblico capitolino. Stava poi per partire la contestazione, ma è stato proprio il capitano Biglia a tentare di dare la spiegazione ai tifosi. “Non possiamo, non possiamo venire là sotto. Più di così non si può. Ve lo giuro“. Chiaro ed inequivocabile il labiale dell’argentino. Subito si sono scatenate la polemiche, sia sugli spalti che in rete. In molti hanno subito pensato che fosse un veto imposto dalla società, che Lotito avesse dato indicazioni ai calciatori di evitare ogni tipo di contatto con i tifosi.

Poi ci ha pensato “La Lazio siamo noi” a spiegare la motivazione. “Dal 26 maggio 2015 il consiglio della Federcalcio ha deciso che sia fatto divieto ai giocatori di andare sotto le curve a fine partita per parlare con gli ultras“.

Stavolta, dunque, non c’entrerebbe nulla la società. Anche se il presidente laziale ha sempre chiesto ai propri tesserati di evitare contatti con i rappresentanti del tifo organizzato.

Una scelta folle questa della Federcalcio (dove comunque Lotito è membro), perché se nemmeno si possono salutare i sostenitori in trasferta, reduci da viaggi quasi sempre lunghi e stressanti, allora veramente non ha più senso nemmeno che la gente vada allo stadio. E probabilmente questo è il volere dei signori del calcio, visto anche quello che stanno combinando a Roma tra prefettura e Coni (e Roma e Lazio complici).

Che tristezza che viene nel vedere stadi come quelli inglesi (dove poi millantano un modello esemplare, ma dove i tifosi si scontrano fuori lo stadio), nei quali i giocatori a fine gara salutano i tifosi a un metro di distanza e quando segnano gli si buttano addosso.

In Italia non si possono nemmeno salutare e ringraziarli. Che tristezza, ancora una volta.

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