Contro il “pensiero unico”, ecco Azione culturale

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Da qualche settimana è online Azione Culturale, un nuovo punto di riferimento per chi rifiuta la cultura del politically correct che domina gli scenari politici odierni.

Da qualche settimana il “pensiero unico” può contare un nuovo nemico: Azione Culturale è un sito che punta a diventare “quotidiano d’informazione”. L’ideatore è Alessandro Catto, collaboratore di Giornale.it e animatore di diversi blog tra cui “Via culturale al socialismo” che con intelligente ironia scimmiotta quella presunta superiorità culturale dell’intellighenzia progressista. “Più in generale non rappresenta uno spazio dove fare dell’anticomunismo o della propaganda per la destra – ci spiega – E’ uno spazio in cui si fa notare il valore prettamente sistemico della sinistra liberale di oggi. Una sinistra totalmente avulsa dal messaggio marxista, che cavalcando ideologie dominanti quali l’antifascismo da operetta, il culto resistenziale, il culto del migrante e dei diritti civili altro non fa se non rilanciare tematiche che possano comportare una piena adesione al sistema economico e sociale nel quale siamo inseriti, ovvero un sistema capitalista globalizzato, in un’area politica priva di sovranità nazionale. Un sistema di cui questo centrosinistra dei vari Eugenio Scalfari e Gad Lerner rappresenta la colonna culturale portante”. Ora, dunque, è arrivato il progetto Azione Culturale: “Vogliamo diventare un quotidiano d’informazione per tutta quella fascia di popolazione secondo cui non è pensabile costruire una reale alternativa politica rimanendo fermi su posizioni dualistiche vecchie settant’anni, quali la distinzione tra destra e sinistra (prodotto del parlamentarismo democratico), fascismo e antifascismo, fascismo e comunismo. Come Marine Le Pen ha intuito e messo in pratica, la lotta risiede ora tra la globalizzazione e tutti coloro che vi lottano contro. Cercheremo di costruire un giornale in grado di far trasparire ciò e di promuovere realtà a noi vicine, con le quali siamo ben contenti di collaborare sui punti di nostro interesse”. Nel post di presentazione di Azione Culturale non mancano riferimenti politici e culturali che si devono considerare trasversali: “Il paese di Corridoni, D’Annunzio, Gentile, Gramsci, Bottai, Pasolini, Labriola, Mattei non ha bisogno di imparare la civiltà da Steve Jobs o da Barack Obama”. Quali sono allora i punti su cui si basa Azione Culturale? “La sovranità nazionale, da intendersi in termini economici, culturali e geopolitici; la promozione della nostra identità e delle realtà locali, che assieme concorrono a formare l’Italia; la redistribuzione economica. Auspichiamo il controllo dell’economia da parte dello stato, non con una presenza capillare e soffocante, ma con una sapiente opera di dirigismo; la lotta senza quartiere all’immigrazione irregolare e il forte restringimento dei criteri d’accesso per quella regolare; la collaborazione con le realtà economiche a noi più vicine, la collaborazione con la Russia, la promozione del multipolarismo, il rilancio di una nostra indipendenza industriale e militare, la lotta al ceto culturale cresciuto a pane ed esterofilia, che spesso promuove visioni distorte della realtà e che formano le giovani generazioni ad un odio subdolo per tutto ciò che è patriottico, realmente socialista, redistributivo e che odori anche vagamente di orgoglio e di indipendenza nazionale. L’istruzione in particolare e la cultura sono i settori che più di tutti vanno rivoltati come un calzino. Altrimenti non vi sarà mai futuro per una azione realmente lungimirante e capace di guardare al di là del proprio naso”. Come si inserisce in quest’ottica il fenomeno tutto italiano del Berlusconismo: è da considerare un valido sostegno al “pensiero unico” oppure l’ultimo baluardo di sovranità politica ed economica in Italia? “Umanamente l’ultimo premier eletto ci muove al sorriso e anche alla simpatia, ma politicamente non possiamo valutarlo in maniera positiva. Scelte apprezzabili in campo estero (penso ai rapporti con la Russia, ai primi con Gheddafi) sono state totalmente annullate da azioni successive, in cui la programmazione politica è sempre stata sacrificata all’altare delle convenienze personali o del minuto interesse economico, proprio o dei propri accoliti. Il tradimento verso Gheddafi poi, pur riconoscendo le difficoltà e le pressioni di cui Berlusconi fu oggetto, è una scelta imperdonabile. Di certo non ci accodiamo alla retorica manettara post-mani pulite su di Berlusconi, o all’antiberlusconismo idiota che da decenni ha imperversato impunemente, ma Berlusconi non rappresenta il nostro ideale di azione politica”. Per finire, un accenno alle presidenziali negli Stati Uniti d’America: come giudicare il clima di crescente ostilità mediatica nei confronti del “rozzo e ignorante” Donald Trump? Può essere la risposta al bluff del democratico Obama oppure la politica in America è definitivamente passata nelle mani delle lobby politicamente trasversali? Credo sia doveroso supportare Trump in funzione anti-democratica e anti-clintoniana. Poi, anche se dovesse essere eletto – ma è quasi impossibile – da Trump non mi aspetto granché. L’America è in preda ad interessi trasversali e spesso esterni al ciclo presidenziale. Certo, possono cambiare gli indirizzi o i modi di metterli in campo. Sono sicuro tuttavia che la Clinton continuerebbe a riproporre le politiche scellerate che hanno portato il Mediterraneo, il Medioriente e l’Ucraina nel completo caos. Trump sarebbe quantomeno più cauto e i rapporti con la Russia migliorerebbero, anche a nostro vantaggio. Credo sia sempre meglio favorire un repubblicano alla corsa verso la Casa Bianca. I Democratici americani rappresentano il modello su cui si è plasmato il ceto culturalmente dominante in Italia ed in Europa, e sono il perfetto ritratto di quel mondo che noi combattiamo”. Per andare al sito di Azione Culturale clicca qui      

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