Il coraggio del bue Gianfranco Fini che dice cornuta a Giorgia Meloni

gianfranco fini

A volte ritornano, dimenticandosi del passato: Gianfranco Fini riappare e in un’intervista commenta la candidatura a sindaco di Roma di Giorgia Meloni annunciata proprio ieri, bocciandola.

“È stata costretta a candidarsi dai suoi errori” ha affermato il fondatore prima di Alleanza Nazionale, poi di Futuro e Libertà al Corriere della Sera, lui che evidentemente di sbagli se ne intende. “La Destra di una volta non c’è più” ecco, forse lo sa bene Gianfranco Fini dove può essere finita l’area politica e culturale di cui parla: magari in uno degli spazi del «magnifico appartamento bilocale di 60 metri quadrati a Montecarlo interamente rinnovato» con ingresso, angolo cottura («una superba cucina all’americana con elettrodomestici»), ampio salone, un terrazzino coperto, «una sontuosa sala da bagno in marmo», camera da letto «ampia e luminosa».

Quella della casa, secondo Gianfranco Fini, è “una storia finita. È stata venduta ed era di proprietà di una società”. È bene ricordare, invece, come l’appartamento fosse entrato nelle disponibilità del patrimonio di Alleanza Nazionale grazie alla donazione della contessa romana Annamaria Colleoni per poi essere svenduto alla società immobiliare del cognato di Fini per soli 300 mila euro. Lo scorso novembre lo stesso appartamento venne ceduto con un’operazione che ha fruttato un guadagno enorme alla famiglia Fini-Tulliani essendo stata rivenduta a 1,4 milioni di euro. Un milione in più del prezzo di acquisto.

Quando poi a Gianfranco Fini gli viene chiesto se – in merito alla sua contrarietà verso la candidatura della leader di Fratelli d’Italia – “per caso c’entrasse il «tesoretto» della fondazione An con Meloni da una parte, lei ed Alemanno da un’altra”, il delfino di Almirante ha il coraggio di rispondere “Ma se io non ci sono neppure in fondazione…”. Per fortuna è il giornalista del Corriere della Sera a ricordargli dei diversi esponenti, come Roberto Menia e Italo Bocchino, rispondano proprio a lui.

Occorre inoltre ricordare come in una grottesca intervista sempre Gianfranco Fini prometteva di dimettersi se l’appartamento donato ad An dalla povera contessa Colleoni fosse davvero finito nella disponibilità dell’aspirante cognato Giancarlo Tulliani (ne abbiamo parlato qui). Le dimissioni non arrivarono mai e Gianfranco Fini provò a dimenticarsene insieme ai silenzi sulle sponsorizzazioni in Rai di Tulliani e dell’aspirante suocera, con tanto di sconfitte giudiziarie nei confronti di “Panorama” che aveva osato approfondirle.

Gli errori, per Gianfranco Fini, sono solo quelli degli altri e così arriva a confermare indirettamente quello che avevamo tristemente preannunciato circa il ritorno del duo Fini-Alemanno (ne abbiamo parlato qui). Eppure prima di parlare degli errori della neo-candidata a sindaco di Roma, l’immobiliarista di Montecarlo potrebbe parlarci di quelli della Giunta Alemanno: dai costi della metro C, lievitati proprio con Alemanno in Campidoglio, per poi essere inaugurata da Ignazio Marino, fino alle assunzioni sospette nelle società comunali avvenute tra il 2008 e il 2009, passando per il numero di omicidi addirittura triplicati nel 2011 – secondo  Giorgio Santacroce, presidente della Corte d’appello di Roma – anno in cui risultarono aumentati anche i tentati omicidi, le rapine e le estorsioni.

Se Giorgia Meloni, dunque, è stata costretta a candidarsi dai suoi errori, qualcun altro – come Gianfranco Fini – dai propri sbagli non vuole proprio imparare.

Articoli correlati

Un Commento

  1. stanco said:

    Di tutta questa gente ne ho piene le tasche. Invece di continuare a dire stronzate presentino qualcosa di serio per la nazione. Ma visto che sono inutili e’ meglio scacciarli.

*

Top