Luciano D’Alfonso e Toto Spa, amici per sempre (o almeno per i prossimi 45 anni)

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Luciano D'Alfonso e Carlo Toto

La Regione Abruzzo (quindi Luciano “sempre prescritto” D’Alfonso) ha formato un gruppo di lavoro per valutare le varianti che l’Autostrada dei Parchi Spa (quindi Carlo “amico di D’Alfonso” Toto e suo figlio Alfonso) intende realizzare sulla A24 e la A25.

La A24 è quella che collega Roma a Teramo, passando per L’Aquila. La A25, invece, è quella che unisce Torano (Rieti) e Pescara. Guardando la cartina si scopre che da Torano l’autostrada si sdoppia in due rami pressoché paralleli: uno va a Teramo e Giulianova, l’altro va a Pescara. Già questo è un inutile doppione privo di traffico significativo nei giorni feriali. Adesso si deve pure raddrizzare un ramo? Ma va bene, gli esperti sono loro.

Ad ogni modo, la solerzia della Regione Abruzzo per costituire questo tavolo di lavoro (LEGGI QUI) appare comunque ingiustificata visto che il ministro Graziano Delrio ha già fatto sapere – nero su bianco – che pur riconoscendo l’interessamento (“unilaterale”) di Toto, gli ricorda che, a parte mettere in sicurezza le autostrade in concessione in base alle norme sul rischio sismico, non deve fare altro. Grazie. Ma no, grazie.

Stiamo, dunque, a parlar di niente. Se non fosse per il fatto che Toto non può accettare un “no” come risposta. Figuriamoci da Delrio. Soprattutto visto che il suo “pacchetto” è già bello e pronto (con qualche “aiutino” dall’ANAS anche stavolta? LEGGI QUI).

Si parla di 40 km di nuove gallerie, tracciato più breve per 30 km (quindi forse gli abruzzesi risparmieranno qualche minuto della loro vita passata in macchina). Il tutto a fronte di una spesa di 5,7 miliardi e una “promessa” di 10 mila nuovi posti di lavoro.

E con quali soldi? Li mette quel buon samaritano di Toto di tasca sua. In cambio chiede “solamente” una cosa: allungare la concessione dell’autostrada. Di 45 anni. Quasi mezzo secolo (con tutti i pedaggi in tasca a Toto, addirittura detassati).

Ricordiamo che quell’autostrada è stata costruita dall’ANAS con apposita società e poi data in gestione all’Autostrade dei Parchi (e quindi a Toto) dall’allora Presidente ANAS Giuseppe D’Angiolino, quello che si portò in ANAS la “Dama Nera” come sua segretaria (con una gara onerosa per Toto che, all’epoca, era in società con Autostrade SpA, poi liquidata per restare solo al comando).

Se si allunga la concessione di 45 anni, la Toto diventerà di fatto proprietaria di una autostrada costruita dallo Stato. Libera di farci i propri comodi, tipo costruirci sopra. Visto che aumentare il pedaggio di quasi il 40% in sei anni non è redditizio quanto costruire una galleria, magari con l’inutile fresa – la più grande del mondo – che tiene ad arrugginire in garage.

Per perorare la sua causa, ancora una volta, è arrivato Luciano D’Alfonso: già negli scorsi mesi si era speso affinché il Mit rinunciasse ai 50 milioni di euro che l’amico Toto paga annualmente, chiedendo che fossero reinvestiti in opere di manutenzione delle autostrade abruzzesi. Peccato però che l’ANAS (che, ricordiamolo, è il suo vero datore di lavoro) gli abbia risposto che è inutile che faccia tutta questa scena, visto che quello che la società Strada dei Parchi paga ogni anno dal 2001 non è il canone di concessione (argh!) ma la rateizzazione a tasso fisso del prezzo di vendita della concessione offerto in sede di gara, ovvero 1.450 miliardi di lire. (LEGGI QUI)

Azzeriamo la gara, allora”. Che fine umorista, D’Alfonso.

Ma visto che il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture non ne vuole proprio sapere, ecco che il Partito Democratico, prevalentemente quello abruzzese (del quale, guarda caso, il nostro eroe è esponente) decide di presentare alla Camera un’interrogazione (LEGGI QUI) per chiedere al ministro perché non si sia ancora pronunciato sul piano economico-finanziario presentato dalla Toto. In realtà lo ha fatto, rispedendo quel progetto al mittente. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

Nell’esprimere solidarietà a Delrio, lo mettiamo in guardia dal diabolico duo che già in passato ha dato dimostrazione di una amicizia così solida che non trova eguali neanche tra le Giovani Marmotte. E infatti D’Alfonso, con la delibera 325, ha ribadito che la Regione “ha preso atto che la messa in sicurezza della A24 e della A25 comporti la necessità di varianti di tracciato”. Proprio così: la necessità.

Per questo motivo ha creato questo tavolo di lavoro (che impegnerà, inutilmente, 8 professionisti tra i quali 6 ingegneri). Dunque, la Regione Abruzzo impegna – di fatto – soldi dei contribuenti per studiare l’espansione del gruppo Toto? E che siamo, in Corea del Nord?

C’è persino da temere che ritirino fuori la storia dei “moti di Penne” che furono usati come spauracchio per giustificare anche quella volta la “necessità” di costruire quel capolavoro del nulla che è la Mare-Monti. Sulla cui costruzione (o, meglio, mancata costruzione) è in corso da anni un processo per corruzione, truffa aggravata, concussione, falso ideologico e violazione delle leggi ambientali, nel quale sono imputati – tra gli altri – proprio la Toto e Luciano D’Alfonso (in qualità di ex presidente della Provincia di Pescara).

Processo che – a botta di rinvii – si sta avviando inesorabilmente verso la prescrizione. E non sarebbe una novità per D’Alfonso che, di riffa o di raffa, riesce sempre ad uscire dalle inchieste e dai processi immacolato, o quasi.

L’11 febbraio 2013 Luciano D’Alfonso veniva infatti assolto e prescritto nel processo “Housework”. Quasi nessuno si accorge che le due prescrizioni nella sentenza fanno riferimenti a reati (finanziamento illecito al partito “La Margherita” e corruzione) che nella sentenza vengono indicati come “integrati”. Quindi commessi.

Nell’inchiesta “Caligola & Ecosfera”, invece, D’Alfonso era stato iscritto nel registro degli indagati per il reato di corruzione. Nel luglio 2013 viene assolto con rito abbreviato (aveva fretta: c’erano le elezioni).

E ora il processo “Mare e Monti” nel quale è accusato di truffa in quanto considerato “referente politico” della Toto per la realizzazione (senza autorizzazioni) di una statale dentro (dentro!) la riserva naturale del lago di Penne si avvia alla prescrizione.

Riuscirà anche stavolta a sfangarla?

Sicuramente. Un po’ per quest’aurea simil-religiosa che circonda il nostro eroe e che, soprattutto nella sua Regione, rende pressoché impossibile una qualunque critica alla sua persona e al suo operato. E poi, diciamocelo: lui è uno di quelli che casca sempre in piedi.

Come la storia dei “soldi della zia”, in contanti, con i quali ha campato per anni (LEGGI QUI) senza mai accedere al proprio conto personale. Laddove non erano sufficienti quelli, arrivavano i regali – senza secondi fini – dell’amico Toto (viaggi in aereo e vacanze all inclusive).

Questa predilezione per i contanti, farebbe pensare ad una sorta di sfiducia di D’Alfonso nei confronti delle banche locali. Tipo la Cassa di Risparmio di Chieti. Una di quelle commissariate (LEGGI QUI).

Vuoi vedere che, alla fine, aveva ragione lui?

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3 Commenti

  1. pasquino said:

    Toto e D’Alfonso nun se perdeno ‘n processo, sempre a sbaciucchiarse insieme…
    L’abruzzesi lo sanno da na vita e se beccano preciso quello che se meritano.
    A Del Ri’, in Abbruzzo nun je manna’ na lira finché ce so’ sti ddue.
    Il resto dell’Italia te ringrazia…

  2. Gigi said:

    Ma avete letto i verbali degli interrogatori???
    Non si capisce bene se il suo scopo sia quello di offendere l’intelligenza dei presenti o sia davvero così paranoico da credere realmente in una sua realtà onirica… Ma no probabilmente è solo un fine umorista, che recita per il diletto di chi poi leggerà quegli atti. Del resto sembrano un colloquio di Toto e Peppino…

  3. Roby said:

    Dopo attenta lettura dell’articolo e degli interessantissimi richiami ad altri articoli in esso contenuti, mi rimane un dubbio: come mai tutti questi ingenti movimenti di denaro sono avvenuti solo per contanti? E come si chiamano i soggetti che operano solo per contanti senza dimostrazione plausibile della necessità e della provenienza. La magistratura assolve o prescrive (è la Legge…), l’opinione pubblica dorme, forse narcotizzata dalla loquela di questo strano personaggio… Ho visto un suo vergognoso video in assemblea regionale, mentre, lancia in resta, si scaglia contro un servitore dello stato, un inquirente con il torto di aver indagato su di lui… una grottesca imitazione di Craxi dei tempi d’oro, con pause ad effetto, saliscendi tonali… e minacce!!! Come siamo caduti in basso… vassalli d’Europa senza speranza, attenti solo al nostro orticello!

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