Più tutele per le vittime di reato

Troppo spesso chi cerca verità e giustizia in un’aula di tribunale trova piuttosto una strada disseminata di ostacoli, di irragionevoli complicazioni, talvolta di veri e propri muri. Succede a causa dei limiti oggettivi di un sistema giudiziario che funziona poco e male, tra carenze di risorse e di personale, lacune normative che impediscono al processo di fare giustizia e, va riconosciuto, anche una magistratura oggi non sempre disposta a sfidare il potere – politico, economico, finanziario, mafioso – in nome della verità, com’è invece accaduto nella miracolosa stagione aperta da giganti come Antonino Caponnetto, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giancarlo Caselli, e durata poco più di un ventennio.

Basta chiedere alle tante vittime che ancora sono in attesa di giustizia e alle loro famiglie: vittime di mafia, vittime del terrorismo, vittime delle stragi di Stato, vittime dei troppi misteri italiani, tutte regolarmente sottomesse alla ragion di Stato, tra insabbiamenti, depistaggi, omertà istituzionale, collusione tra poteri forti. La nostra storia è tristemente piena di queste vittime, donne e uomini traditi due volte dallo Stato, la prima perché non ha saputo o voluto proteggerli, accettando talvolta addirittura di sacrificarli, la seconda perché gli ha negato e sovente continua a negargli la verità. E’ un copione che si ripete, da Portella della Ginestra fino ai nostri giorni, penso per esempio al caso Regeni e al caso Manca, di cui ho scritto proprio su queste colonne, passando per Piazza Fontana, Piazza della Loggia, l’Italicus, Ustica, la stazione di Bologna, via dei Georgofili, Capaci, Via D’Amelio ecc. L’elenco è tristemente lungo.

Abbiamo il dovere verso le vittime e le loro famiglie di arrivare alla verità, di fare giustizia, altrimenti non potremo mai davvero dirci un Paese civile, democratico, giusto. Ci ha provato a lungo la magistratura, non sempre riuscendoci, a volte per l’interferenza e l’ostruzionismo di politica e poteri forti, altre volte per incapacità propria, di recente anche per la pericolosa ritirata fatta in favore del presunto “primato della politica”, riconoscendosi un ruolo subalterno che invece la Costituzione non prevede. E’ una magistratura in difficoltà, ripiegata sotto il peso di un Palazzo come sempre arrogante, sovente schiacciata dalla ragion di Stato. Va aiutata e sostenuta attraverso un intervento legislativo in grado di rimediare il più possibile alle distorsioni che oggi ostacolano la strada verso verità e giustizia. Penso per esempio a una riforma che assicuri poteri e facoltà alle vittime dei reati ed ai loro legali, oggi esclusi dalla conoscenza e dal controllo delle indagini dagli organi inquirenti, tenuti alla larga dal segreto investigativo, esattamente come gli indagati, mentre le ragioni delle vittime dovrebbero essere diversamente salvaguardate.

Per com’è la giustizia penale in Italia, la vittima ha uno spazio modesto nel processo: non può esprimere la propria volontà nei confronti dell’autore del reato, partecipa al processo solo in quanto persona offesa dal reato ma non può fare indagini attraverso le richieste dei propri avvocati al pm né può mettersi direttamente in contatto con il giudice per le indagini preliminari. Così, se il pubblico ministero resta inerte nel modo più assoluto nonostante sia decorso il termine per le indagini, non facendo le indagini richieste, alla persona offesa è riconosciuto solo il potere di chiedere al procuratore generale presso la corte d’appello di disporre l’avocazione, che tra l’altro è obbligatoria. Ma se il procuratore generale resta inerte, l’offeso non ha rimedi, soprattutto non può chiedere alcun provvedimento al giudice per le indagini preliminari. Si tratta di vuoti di tutela che pregiudicano in modo evidente i diritti delle vittime di reato. Vuoti cui si può rimediare prevedendo, per esempio, che le indagini difensive nell’interesse delle vittime dei reati possano e debbano essere valutate da pm e gip nel corso delle indagini, addirittura al fine di emettere ordinanze di custodia cautelare. Ed ancora, prevedendo un seppur limitato diritto di accesso agli atti riservati delle indagini da parte delle vittime, nonché la possibilità da parte dei legali delle vittime dei reati di rivolgersi direttamente al gip per dare impulso alle indagini in caso di inerzia da parte del pm.
Con interventi di questo tipo e con la creazione di pool investigativi autonomi dalla politica e dalle sue ragioni, che agiscano solo in nome della Legge, della Verità e della Giustizia, si potrebbe alimentare una pressione costante dell’opinione pubblica che solleciti la magistratura ad andare sempre sino in fondo, senza compromessi, senza cedimenti, senza mai guardare in faccia a nessuno. Lo dobbiamo alle tante vittime innocenti che il Paese ha sulla coscienza. Hanno diritto alla verità, hanno diritto ad avere giustizia. Non può esserci ragion di Stato che tenga. •

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