Terrorismo: dai segnali (ignorati) di Assad alle lacrime e i gessetti

La risposta al terrorismo dell’Isis che ha colpito a Bruxelles? Secondo questa Europa sono i gessetti che colorano le strade o le lacrime dell’Alto rappresentante per la Politica estera dell’Unione Europea, Federica Mogherini.

Difficile credere che qualche tagliagole jihadista si lascerà impressionare da queste reazioni composte e moderate. Eppure l’Europa era stata avvisata: «Se gli europei forniranno armi ai ribelli siriani il terrorismo attecchirà nel cortile dell’Europa e l’Europa pagherà un prezzo» furono le parole del presidente siriano Bashar al-Assad in un’intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung nel giugno 2013. «I terroristi diventeranno abili nella battaglia e pieni dell’ideologia dell’estremismo, rappresenteranno una minaccia per l’Europa», osservò il leader siriano. Assad respinse inoltre le denunce secondo cui le forze militari del regime di Damasco avrebbero utilizzato armi chimiche avanzate da Usa, Francia e Inghilterra: «Se Parigi, Londra e Washington hanno anche un solo elemento di prova delle loro affermazioni, dovrebbero presentarlo pubblicamente al mondo».

Chi invece le prove le ha prodotte – quelle riguardanti il traffico di petrolio della Turchia con i terroristi dell’Isis – è stata la Russia di Putin. Niente da fare: le fotografie scattate dai satelliti sembra non siano bastate e così la Turchia di Erdogan si permette ancora di alzare la voce con un’Europa sempre più debole senza collaborare minimamente circa la gestione dei flussi migratori.

Quella europea è un’istituzione senza spina dorsale, colpita dal terrorismo con le bombe di Bruxelles, ovvero nella sua capitale politica e amministrativa. La risposta non possono essere certo gli hashtag sui social network – da PrayForBelgium a Ensemblecontrelahaine – o i gessetti colorati che hanno scarabocchiato le strade di Bruxelles. E una risposta non possono essere neanche le lacrime della Mogherini che si è lasciata commuovere ricordando le vittime dell’ultimo attacco.

Una risposta vincente al terrorismo può essere considerata quella della Russia che è corsa in soccorso del presidente siriano Assad annunciando un intervento che sarebbe durato sei mesi. E così è stato: con l’azione militare partita il 30 settembre 2015 Putin ha sostenuto l’esercito siriano, costringendo le forze ribelli (finanziate dall’Occidente) ad aprire una trattativa con l’esercito regolare siriano. Pochi giorni fa Putin ha annunciato il ritiro delle truppe: alla faccia degli interventi delle democrazie occidentali che – al tempo delle fantomatiche “primavere arabe” – contribuirono a peggiorare la situazione in Iraq rovesciando Saddam Hussein o in Libia rimuovendo Muhammar Gheddafi.

Ora l’Europa sta pagando le conseguenze di tutto questo a causa dei flussi migratori incontrollati che sono il mezzo preferito dai terroristi per entrare in Europa. Anche questo appello è stato lanciato da Assad: “Aiutate la Siria oppure arriveranno sempre più profughi”. Vogliamo continuare ad ignorare anche questo?

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