Panama Papers, ecco chi sono i vip coi soldi “in paradiso”

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Si tratta di una fuga di notizie dalle dimensioni mastodontiche: 1.500 volte più grande di Wikileaks. Panama Papers svela i nomi dei big in tutto il mondo con i conti al sicuro nei paradisi fiscali.

Un’inchiesta realizzata sulla base di 11 milioni di documenti ottenuti da un informatore segreto che lavora nello studio legale Mossack Fonseca (che ha sede a Panama), studio che gestisce le fortune offshore dei big di tutto il mondo.

Decine di migliaia di nomi, cittadini di 200 Paesi diversi, almeno 72 capi o ex capi di Stato e ancora politici, personaggi dello spettacolo, imprenditori, sportivi. Ma anche moltissime persone sconosciute, ma facoltose, che si sono recate a Panama per mettere al sicuro il patrimonio di famiglia.

Stando all’inchiesta, lo studio legale Fonseca  avrebbe aiutato i propri clienti a evadere le tasse, facendo confluire il denaro nei paradisi fiscali. Tutto ben lontano dai clamori, finché questo informatore segreto ha iniziato a passare il materiale alla Suddeutsche Zeitung che, a sua volta, li ha condivisi con i 107 giornali di oltre 70 paesi che fanno parte dell’International Consortium of Investigative Journalists (Icij) e di cui è membro anche L’Espresso.

Nelle carte salta fuori il nome del presidente russo Vladimir Putin, il pallone d’oro Leo Messi, l’attore Jackie Chan. Il padre del premier inglese David Cameron e il dirigente Uefa Michel Platini. In Spagna troviamo il regista Pedro Almodovar e Pilar di Borbone, sorella del re Juan Carlos.

Gli italiani? Sono almeno 800. Tra questi Luca Cordero di Montezemolo, attuale presidente di Alitalia, che però non ha voluto commentare. C’è anche l’imprenditore Giuseppe Donaldo Nicosia, latitante, coinvolto in un’inchiesta per truffa. Il pilota Jarno Trulli. Si sarebbero rivolti allo studio Mossack Fonseca per aprire società offshore. Stando a quanto riferito dall’Espresso nelle carte sono spuntati anche i nomi di Ubi e Unicredit.

Interpellato dalla Bbc, lo studio legale ha ribadito la legalità del proprio lavoro: “Per 40 anni Mossack Fonseca ha operato in maniera irreprensibile nel nostro paese e in altre giurisdizioni dove siamo attivi. La nostra società non è mai stata accusata o incriminata per legami con attività criminali. Se notiamo attività sospette o condotte poco chiare, siamo rapidi nel denunciarle alle autorità. Nello stesso modo, quando le autorità ci mostrano prove di possibili illeciti, noi cooperiamo pienamente“.

Per quanto riguarda tutte le persone coinvolte, non necessariamente è stata violata la legge: mettere i propri soldi in conti offshore può essere legale,  e la pratica può essere utilizzata per proteggere grandi quantità di denaro. Eppure, è indubbio che si tratta di un metodo poco trasparente, spesso utilizzato da criminali e politici corrotti per nascondere e riciclare denaro.

 

Ora verranno avviate indagini penali per chiarire le varie responsabilità: ogni persona coinvolta dovrà fare i conti la legislazione del proprio paese.

 

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