Lettera aperta al Presidente Inps, Tito Boeri

tito boeri

Egregio Presidente,
probabilmente questa mia iniziativa farà la stessa fine delle tante lettere che Lei riceve quotidianamente da parte di semplici pensionati che dopo anni e anni di lavoro si ritrovano con misere pensioni e come Lei ha giustamente fatto notare questo target rappresenta oltre il 50% dei pensionati italiani e che percepiscono meno di 750 euro mensili.

Le scrivo in forma pubblica stimolato dai messaggi che mi sono giunti dopo il mio articolo recentr in riferimento alle sue esternazioni sul numero dei pensionati che ricevono l’assegno dell’Inps da oltre 36 anni.

Lei, egregio Professore, in questi ultimi tempi sta facendo esternazioni quasi quotidiane sul “come” risolvere il problema, da parte dell’Inps, per poter assicurare continuità nel pagamento degli assegni pensionistici che rappresentano l’unica fonte di reddito di circa 20 milioni di famiglie. Parliamo di persone che hanno lavorato in fabbrica sin dalla giovane età o si sono spaccati la schiena e rovinati i polmoni nelle miniere. Parliamo di donne che, nel secolo precedente, per contribuire al mantenimento della famiglia sono, come si suol dire, andate “a servizio”, con dignità e senso della famiglia. Parliamo di cose dell’altro secolo dove si iniziava a lavorare a 15/16 anni dove le donne andavano in pensione a 55 anni e gli uomini a 60. Parliamo anche di coloro che nel pubblico impiego potevano uscire, perché le leggi vigenti all’epoca lo permettevano, dopo solo 15 anni di versamenti contributivi. Parliamo, caro Presidente, di un’altra epoca dove il centrosinistra manteneva uno stato sociale con maglie molto larghe per favorire chi abitava nelle cosiddette zone depresse e, per evitare disordini sociali, erogava la pensione di invalidità che, e Lei lo sa benissimo, veniva elargita anche per scopi elettorali e di scambio di voto. Ecco, Presidente Boeri, Lei, in questi giorni, sta rimproverando a 475.00 persone il fatto di essere ancora in vita e percepire la pensione da oltre 36 anni. Lei, mi permetta, esulando dalle Sue funzioni, propone soluzioni che sono proprie del Governo e nello specifico del Ministro del Lavoro. Signor Presidente, perché invece di proporre “tagli” alle pensioni, che Lei definisce d’oro, non suggerisce al Governo di mettere in atto politiche attive del lavoro che permettano alle imprese di assumere con conseguente allargamento della platea di contribuenti e il conseguente aumento delle disponibilità di cassa dell’Inps? Inoltre perché si ostina ad affermare che chi percepisce 3.000 (lorde) di pensione è un privilegiato? Presidente Boeri, Lei è un noto e affermato economista che, però, sembra sceso sulla terra da un altro pianeta e sembra non conoscere le logiche politiche che hanno determinato questa crisi che sta attraversando il nostro Paese.

E’ noto a tutti che l’Inps ha cominciato ad andare in crisi quando si sono scaricati sulle spalle dell’Istituto di Previdenza privata anche altre gestioni pubbliche o che la parte assistenziale erode risorse dedicate alla previdenza. Perché, Professor Boeri, invece di fare l’apprendista Ministro non suggerisce come recuperare i 34 miliardi di evasione contributiva? Perché non accusa la politica di aver creato circa 35.000 pensionati che negli anni ’70 hanno usufruito della Legge Mosca che ha permesso, in alcuni casi, di “creare” posizioni assicurative a presunti lavoratori di partiti e sindacati? Lei oggi in ogni Sua esternazione viene regolarmente smentito sia dal Suo Ministro di riferimento che dal Presidente del Consiglio che si sbrigano a dire che non è all’ordine del giorno, per ora (anche perché siamo vicini alle elezioni amministrative), nessun taglio a pensioni d’oro e tantomeno a reversibilità. Piuttosto che tagliare indiscriminatamente vada a vedere come, per esempio, viene amministrata la Gestione Separata che ha raggiunto aliquote di contribuzione altissime e non garantisce assegni previdenziali adeguati. Per chi ci legge e non conosce la Gestione Separata parliamo di quei lavoratori che, sempre più numerosi, sono costretti a lavorare con partita IVA e, seppur mantenendo gli obblighi di un lavoratore dipendente, vengono considerati liberi professionisti.

Si informi Presidente sul perché questa gestione separata non funziona e perché, come ho avuto modo già di farLe sapere, ci sono problemi di allineamento contributivo dovuti a problemi di disorganizzazione dell’ Istituto ed, in alcuni casi, di ritardi decennali ne recupero di contributi versati in eccedenza a fronte di certificazioni delle eccedenze contributive. Insomma Presidente Boeri, non se la prenda con le vedove che, se non avessero la reversibilità del coniuge deceduto, morirebbero di fame, non se la prenda con chi, dopo 40 e passa anni di regolari versamenti contributivi, percepisce 2.000 euro lorde che diventano 1.400 nette mensili. Se la prenda con chi, in questo Paese, gode di privilegi ben identificati dentro e fuori l’Inps e che nulla hanno a che vedere con una crisi, quella dell’Inps, creata e voluta dalla politica e dal sindacato, che ha gestito l’Inps negli ultimi decenni. Si premuri di far rientrare l’Inps entro i limiti di una struttura prettamente assicurativa e di previdenza pubblica senza confusione con il sistema dell’assistenza che deve essere a carico della fiscalità generale. Per favore, Professor Boeri, faccia le Sue analisi e le Sue esternazioni tenendo conto dei contesti e delle regole che hanno governato un sistema previdenziale che, fino a pochi anni fa, ci era invidiato dal mondo intero. Oggi, come dice non solo Lei, il mondo è cambiato non sappiamo se in bene o in peggio ma una cosa è certa che gli “errori” della politica non possono pagarli quei pensionati che, nel rispetto delle regole, hanno regolarmente pagato i contributi per assicurarsi una vecchiaia serena. Pensi anche che le pensioni di nonni e genitori oggi sono gli ammortizzatori sociali per i nostri giovani più utilizzati. Pensi agli esodati che sono senza stipendio e senza pensione. Pensi che non basta intuire ciò che potrebbe succedere se l’Italia continua su questo binario, bisogna saper fare una corretta analisi sul come si possono correggere storture e privilegi (veri). Ho avuto l’onore di avere come docente di economia politica un grande economista come il Professor Bruno Trezza che era solito dire:”Siamo un popolo di grande intuito, ma senza la pazienza dell’analisi”.

Ecco Presidente Boeri cominci Lei dall’alto della Sua provata conoscenza e della Sua posizione di Presidente dell’Inps ad avere la “pazienza delle analisi” prima di innamorarsi di “intuizioni” volte solo a fare cassa e destinate a non risolvere strutturalmente un gap sociale, creato dalla politica e dai politici, che condannerebbe l’ Italia e gli italiani a rimanere prigionieri di una diseguaglianza sociale che penalizzerebbe, in questo sono d’accordo con Lei, le generazioni future.
Presidente Boeri tanto dovevo a Lei ed in risposta allo stimolo dei miei lettori e con il rispetto che Le è dovuto sia per il Suo ruolo accademico che Istituzionale.
Colgo l’occasione per salutarLa e augurarLe una buona riflessione per il bene dei tanti pensionati e pensionandi che Ella ha l’onore di rappresentare e l’obbligo di difendere.

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10 Commenti

  1. ANNIBALLE FLORENZIO said:

    illustre Prof. Boeri – Presidente INPS- , all’ elenco dei problemi enunciati nell’articolo, posso e devo aggiungere che L’INPS mostra oggi carenze organizzative non degne di un paese civile.
    E’ il caso di riferire a Lei, sig. Presidente, che l’istituto che lei dirige e governa, non è ancora in grado di liquidare e pagare l’assegno pensionistico a distanza di nove mesi dalla domanda di pensione.
    Questo è ciò′ che sta accedendo a me che sono stato pensionato dal 1 maggio 2017, alla bella età di 66 e sette mesi. Rimanere senza reddito per tanti mesi non è certo una cosa ordinaria e non sempre sopportabile per ogni cittadino. Spero che lei se ne renda conto. La questione riflette il riconoscimento e la lesione di diritti perfetti che lei , per le competenze che le sono riconosciute , avrebbe dovuto affrontare e risolvere in un baleno e prima di tutto. La disorganizzazione dell INPS è evidente se solo si considera che a tutt’oggi non conosco, formalmente, i motivi che impediscono la liquidazione del mio assegno pensionistico. Dopo tribolati tentativi, sono riuscito ad avere un colloquio con il funzionario responsabile , il quale , con un un gesto di estrema onestà, mi ha riferito che i ritardi sono dovuti alla mancanza di personale. Che dire! La giustificazione si commenta da sè. . Essa non è accettabile da parte di persone di media cultura giuridica. A questo punto sorge spontanea una domanda : in Italia siamo ancora in uno stato di diritto o la legge è quella che ciascun cittadino riesce a farsi da sé?. Sig. Presidente, le dico questo perché nel mio caso è successo che per avere un colloquio con il funzionario addetto è stato necessario un alterco molto pericoloso con il personale di Vigilanza. Con tutto il cuore spero che la situazione dell’INPS di Isernia, sia solo una eccezione nel panorama Italiano. Se questo non fosse sarebbe un bel dramma per Lei e per milioni di cittadini che senza l’assegno mensile non possono nemmeno mangiare. Tra le tante cose che lei ha messo in cantiere cerchi di considerare con maggior attenzione le questioni organizzative, affinchè l’INPS sia al servizio dei cittadini e non di una burocrazia stanca e incompetente, non più sopportabile. Queste riflessioni non intaccano la stima per Lei e per la sua professionalità. Le mie esperienze personali mi portano a capire che spesso un dirigente, travolto da una infinità di enormi problemi da risolvere è portato a sottovalutare problemi solo apparentemente secondari. Se può non mi deluda anche Lei
    ISERNIA – ANNIBALLE FLORENZIO – FUNZIONARIO IN PENSIONE SENZA ASSEGNO

  2. Abdirahman said:

    @Tboeri lavoriamo bene con professionalità e competenza che avete dimenticato ad inserire il bando, vi informate ai cittadini che da 6 anni trovano casa al numero verde della inps dell città martoriata della Aquila sono circa 560 dip cioè 1/3 dela cittadinanza appalto o subappalto ci sono 560 famiglie che mettete a rischio… la prego, ci considera?

    • romana negri said:

      Anche gli italiani, lavorano bene e con professionalità, ma percepiscono pensioni da fame!!!!! e sono nella LORO NAZIONE!!!! se non vi vanno bene tante cose, e che ne godete di tutto e di più, state nelle vostre nazioni, invece di venire a fare i mantenuti in Italia!!! dove, fra l’altro, occupate dei posti che potrebbero andare a degli italiani. Ve la sognate la pensione, nei VS. paesi,!!!quì, avete anche quella!! cosa volete di più ????? Romana. 60 anni con 289,80 euro di VERA invalidità civile e nient’altro. Provate a viverci voi, se ci riuscite !!!!!!!

      • Fede said:

        Di veri ‘pensionati civili’ ce ne sono veramente POCHI !!! HANNO REGALATO LE PENSIONI con la scusa della depressione. Purtroppo conosco un vero invalido che percepisce anche lui 280 euro ed è su una carrozzina… come cazzo vive ?? Fortunatamente è riuscito ad essere inserito in una casa famiglia dove li viene passato tutto, mentre precedentemente aveva il supporto di un caro amico che lo ospitava. CHI NON HA QUESTA FORTUNA COME CAPPERO FA??
        CARO EGr. PROF BOERI le ho scritto 200 volte una proposta per poter portare all’ente un introito che potrebbe in 10 anni reinvestire e dare la possibilità di aumentare le pensioni minime. NON HO AVUTO NESSUNA RISPOSTA

  3. franca meneghetti da padova said:

    non ho piu la forza di commentare tutto quello c he st pare quasi truffando qualcuno.a succedendo.sono andata in pensione con il progetto donna nel settembre del 2014,ero un dipendente comunale e mi avevano lusingato con la promessa di avere la liquidazione dopo 24 mesi.la pensione e’ bassissima (958 euro,decurtata la mia pensione dopo 37 anni di contributi del 30%.ora io con i chiari di luna che si intravedono,mi devo vergognare di essere andata in pensione, truffando chi sa chi e chi sa come.quanto dovro’ aspettare ancora per avere il mio dovuto e non regalata come a tanti altri che a vergognarsi non ci pensano minimamente ma anzi prendono e si lamentano che non ci vivono,che sono pochi.

  4. Maria Vittoria said:

    Scusate, mi inserisco ora su questo argomento, un po’ datato, per segnalarvi che l’Inps un modo per recuperare economicamente il deficit, l’ha trovato. Dalla fine del 2015 i soci di una qualsiasi azienda (di qualsivoglia dimensione) devono pagare l’inps sui “redditi presunti”. Mi spiego: se la società fa degli utili, indipendentemente dall’entità, questi utili possono essere lasciati nella società per futuri momenti grami. Ebbene su queste cifre, MAI INCASSATE, i soci pagano la quota Inps in quanto “presunti”. Ora se consideriamo che gli utili li DEVI fare per essere in regola con gli studi di settore, il gioco è fatto. L’azienda ci paga le tasse e tu, socio, anche l’Inps. Se poi, come nel nostro caso personale, non ti dai emolumenti per costituire un fondo per l’azienda….la beffa è doppia. Certo, ti dicono che saranno scalati dai prossimi contributi, ma con i chiari di luna che girano chi ti dice che ci sia possibilità di pagarsi nel futuro? Altra domanda: con che aggettivo si può definire uno Stato che ti fa pagare il 60% di tasse ed in più ti fa pagare su cifre non percepite?

  5. Patricia said:

    E che dire delle pensioni ex enpals.mio marito aspetta ancora la pensione.domanda presentata settembre 2015. Con finestra 1 novembre 2015.dopo infinito sollecito e reclami.non sapiamo nieeeeennteeee.e non si sa a chi rivolgersi.VERGOGNA.GRAZIE

  6. Lido Macchioni Montini said:

    La ringrazio per essersi fatto interprete con competenze e buon senso di buona parte di cittadini italiani. Concordo pienamente con lei Dr. Visconti quando denuncia la mole di evasione contributiva non recuperata dall’ INPS. Ciò è avvenuto principalmente negli ultimi decenni a causa anche al fenomeno della esternalizzazione dei processi produttivi. Mi spiego meglio: tutte le aziende italiane hanno cercato di alleggerirsi di strutture e di personale affidando alcune delle loro fasi produttive ad aziende esterne, cioè appaltando loro commesse che in precedenza erano svolte all’interno della loro struttura. Ma hanno preteso da quest’ultimi prezzi sempre più competitivi, senza badare se queste potevano pagare regolarmente i contributi sociali per i propri dipendenti stante la concorrenza tremenda che vige tra di loro. Il governo ha però emanato un D.L. il 276/2003 che istituisce la Responsabilità Solidale fra committente ed appaltatore per salari e contributi non pagati da quest’ultimo. Chiediamoci e chieda all’Inps quante volte e con che percentuale di successo è stata applicata questa legge per recuperare dai committenti i contributi previdenziali che gli appaltatori inadempienti non hanno versato, perché falliti o perché incapienti e che i committenti stessi sono tenuti in solido per legge a versare. Per esperienza la vedo largamente disattesa nonostante che quella legge consentirebbe il recupero dei contributi a ritroso per 5 anni dalla fine dell’appalto stesso. Inoltre si può ipotizzare che l’opportuna diffusione mediatica di questi recuperi dell’Inps produrrebbe una efficace deterrenza all’evasione in tutto il sistema produttivo nel nostro paese.
    Grazie per l’attenzione

  7. Antonio said:

    E che dire di me ho lavorato come turnista x 36 anni e 60 di eta’ licenziato e preso la disoccupazione aspi x 14 mesi !!!morale della favola adesso non ho nessun reddito…aspetto con fiducia che si faccia qualcosa per chi si trova nella mia stessa situazione..intanto mi chiedono di pagare il canone TV spazzatura imu ICI luce gas e mangiare intanto provvedete ad un sussidio in modo che posso affrontare tutte le spese sopra citate!fino a che lavoravo ho pagato il tutto ma adesso come devo fare?andare a rubare?

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