Schizofrenia, Anakin Skywalker da Star Wars all’ospedale psichiatrico

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Jake Lloyd da bambino interpretò il giovane Anakin Skywalker

La schizofrenia è “La minaccia fantasma“? Sembrerebbe di sì, a giudicare da quanto avvenuto a Jake Lloyd, che da bambino interpretò il giovane Anakin Skywalker nella popolare saga fantascientifica di Star Wars.

Il ragazzo, ora 27enne, era stato arrestato nel 2015 per eccesso di velocità e, inseguito dalla polizia, si era schiantato contro un albero. Dopo aver trascorso 10 mesi in carcere per guida spericolata, l’attore è stato trasferito in una clinica psichiatrica perché schizofrenico. Le condizioni, però, sembrano in miglioramento.

Jake smise di recitare nel 2001, a dodici anni. Troppo pochi, forse, per comprendere la portata di quanto stava avvenendo: i clamorosi flop dei capitoli della saga di cui era interprete e, di conseguenza, il suo “prepensionamento” forzato. Iniziò ad essere preso di mira dai compagni che lo prendevano in giro, tanto da distruggere tutti i suoi giocattoli di Star Wars. Un segnale sottovalutato?

La schizofrenia è un grave disturbo psicotico: chi ne è affetto diventa del tutto indifferente a ciò che gli accade intorno, reagisce in modo incoerente agli eventi esterni, perde il contatto con la realtà e si isola in un mondo suo proprio.

I sintomi più comuni sono: allucinazioni (riferiscono di sentire “le voci”); deliri; manie di persecuzione; ipocondria; catatonia; mancanza di piaceri nella vita quotidiana; scarsa comunicazione, anche se costretti ad interagire; problemi di concentrazione.

Compare in età adolescenziale o giovanile: tra i 17 e i 30 anni negli uomini, più tardi (20-40 anni) nelle donne. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che le persone affette da questa malattia sono circa 24 milioni nel mondo. Per quanto riguarda l’Italia, è stato stimato che sono circa 245 mila le persone affette da schizofrenia.

Intanto, un recente studio americano – il più accurato mai realizzato negli Stati Uniti – conferma che è meglio ridurre i farmaci e puntare sul dialogo con un terapista. Secondo i ricercatori è essenziale che i pazienti inizino le terapie ai primi episodi psicotici (che di solito si presentano nella tarda adolescenza), con comportamenti talvolta sottovalutati perché poco ricorrenti e isolati nel tempo oppure confusi con altri disturbi come eccessi d’ansia e depressione. Prima si inizia la terapia, dice lo studio, prima si ottengono risultati soddisfacenti.

 

 

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