Arbitri: ultime giornate infuocate

Leonardo Bonucci e Nicola Rizzoli nell'episodio incriminato

Attenzione agli arbitri, o meglio, alle designazioni dei fischietti di gara. Non per malafede o altri castelli accusatori, ci mancherebbe, ma perché, soprattutto nelle ultime e delicate giornate di campionato, la posta in palio è molto alta. E le polemiche potrebbero accendersi violentemente, qualora dovessero esserci degli errori.

Un antipasto già era stato servito con Nicola Rizzoli, quando, nel derby di Torino del 20 marzo scorso, non aveva espulso lo juventino Leonardo Bonucci, reo aver dato una, presunta, testata (o comunque di aver appoggiato la fronte su quella del fischietto di Miraondola). Episodio che aveva scatenato molte critiche (il giudice sportivo Tosel ha poi dichiarato che nulla è stato riportato sul referto), anche virtù della lotta scudetto tra Juventus e Napoli. E, soprattutto, per la maxi squalifica inflitta a Gonzalo Higuain che dovrà star fermo 4 giornate (l’ultima la sconterà con la Roma, diretta concorrente dei partenoperi per il secondo posto)  per aver spintonato l’arbitro Massimiiano Irrati e perso le staffe dopo essere stato espulso. “Due pesi due misure”, sono stati i commenti più frequenti apparsi sui vari social network.

D’altronde, le polemiche su Rizzoli, su una sua presunta simpatia per i bianconeri, erano già scattate qualche mese fa, con il commento di Paolo Liguorinon deve arbitrare la Vecchia Signora contro il Napoli, ci sarà un errore a favore della Juve”. Poi sono proseguite con il derby di Torino e ora c’è il rischio che si protraggano (ieri il gol del pari della Roma era in furogioco).

Adesso, con le varie squadre impegnate nella lotta scudetto, Champions, Europa League e una situazione ingarbugliata per quanto riguarda la zona salvezza, servirà massima attenzione. Molto spesso, i malumori sulle designazioni dei direttori di gara si riducono ad un semplice “chiacchiericcio” da bar.

Ma è inevitabile che, almeno da parte dei dirigenti dei club, si pretenda massima imparzialità. E spesso, duole ammetterlo, questo non avviene. “Vogliamo rispetto”, è la frase più in voga pronunciata da allenatori e presidenti.

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