Il Fisco e le tasse sulla borsa di studio

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Schiaffo al buon senso. Un episodio alquanto spiacevole quello che ha visto protagonisti una studentessa, Anna Flaminio e il tanto “amato” Fisco.

La ragazza, 24 anni, laureatasi lo scorso anno, è emigrata in Inghilterra. Durante il suo percorso universitario aveva “vinto” una borsa di studio come studentessa modello.  Si era diplomata nel 2011 col massimo dei voti. All’università ha sempre preso tutti 30 ed inevitabile è arrivato il 110 e lode alla laurea. La fondazione “Domenico Corà” ha sostenuto la ragazza nei suoi studi, con un assegno annuale di 1500 euro. Gli stessi che nel 2012 le ha concesso l’Inpdap. “Inizia il calvario”, scrive il Giornale di Vicenza riportando le dichiarazioni della giovane.

“L’anno dopo, al momento della richiesta della dichiarazione dei redditi il Caf che cura il 730 dei miei genitori menziona la borsa di studio della fondazione e non l’altra. Ma l’Inpdap non ci ha mai mandato alcun cedolino, né nel bando era specificato l’obbligo di denuncia.” In realà, il problema è un altro: non tutte le borse di studio sono uguali. Avrebbe potuto  frequentare Radiodiagnostica. Lì, in base al decreto legislativo citato, le borse di studio sono esentasse. A Radiologia (la sua facoltà), no.

Fatto sta che Anna, adesso, dovrà pagare 5 mila euro. Per un totale di tre sanzioni per le somme da restitutire. Avete letto bene, deve pagare le tasse per la sua borsa di studi non dichiarata. E ne guai sono finiti il papà e la mamma della giovane. E il motivo di questo lo ha spiegato direttamente l’Agenzia  delle Entrate. “La borsa di studio erogata non è soggetta all’esenzione prevista per altre tipologie di borse, come ad esempio quelle erogate dalle università. La legge infatti prevede che sia assimilata a redditi da lavoro dipendente. Quindi va a sommarsi con gli altri redditi percepiti nell’anno dalla studentessa, il cui totale supera la soglia per poter usufruire, da parte dei genitori, delle detrazioni per familiare a carico, che di conseguenza decadono. L’ufficio pertanto ha agito in base alla legge”.

A nulla sono valse le ripetute dimostrazioni del fatto sulla mancanza che, se si è verificata, non è stato per colpa loro. “Al Caf lo abbiamo segnalate più volte, ma sono loro che non l’hanno riportato”, ha dichiarato la famiglia Flaminio. “Siamo andati anche in molte occasioni sia all’Inps, sia all’Agenzia delle Entrate e pur di definire la questione ci siamo detti disponibili anche a restituire quei 1500 euro”.

Niente da fare, il Fisco ne vuole 5000. Poi ci si lamenta perché i giovani decidono di lasciare l’Italia per non tornarci mai più. nemmeno da vecchi. Dura lex sed lex…

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