Oxfam, nei “paradisi fiscali” anche i fondi per i poveri

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Tra i 7,6 trilioni di dollari furbescamente depositati nelle società offshore – i cosiddetti paradisi fiscali” – ci sono anche i soldi che le istituzioni internazionali distribuiscono a scopo umanitario.

La denuncia arriva da Winnie Byanyima, della Oxfam una delle più importanti confederazioni internazionali nel mondo specializzata in aiuto umanitario e progetti di sviluppo.

L’annuncio è stato fatto durante un seminario del Fmi sui problemi fiscali, al quale era presente anche il numero uno del Fondo, Christine Lagarde. Cogliendo al volo l’opportunità, la Byanyima ha spiegato che «di 68 società che hanno ricevuto fondi, 51 utilizzano i paradisi fiscali».

Dopo lo scandalo dei Panama Papers, ora bisogna fare i conti anche con questo fenomeno: stando alla ricerca dell’Oxfam, infatti, oltre tre quarti delle società che beneficiano delle risorse delle istituzioni internazionali per progetti di sviluppo in Africa e nel sud del mondo finiscono per ricorrere ai paradisi fiscali: per l’esattezza 51 società su 68.

In questo modo massimizzano i profitti e sottraggono risorse preziose alla lotta alla povertà.

Secondo i ricercatori dell’Organizzazione, tra tra il 2010 e il 2015 il volume di investimenti a beneficio di società che utilizzano paradisi fiscali è più che raddoppiato: da un miliardo e 200 milioni di dollari si p passati a ben due miliardi e 870 milioni.

Nello studio si evidenzia che nel 40% dei casi le pratiche elusive coinvolgevano i paradisi dell’oceano indiano. Da qui, i fondi sarebbero spesso ritornati nei paesi africani sotto forma di investimenti esteri diretti, in modo da beneficiare di esenzioni o aliquote di estremo vantaggio.

Non solo. Tra il 2008 e il 2014, le 50 più grandi compagnie Usa, hanno “parcheggiato” 1000 miliardi di dollari e hanno usato più di 1600 filiali in paradisi fiscali per evitare di pagare miliardi di dollari di tasse. Pur ricevendo aiuti federali e garanzie sui prestiti.

 

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