L’inganno degli Ogm e i loro effetti dannosi sull’agricoltura indiana

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Ieri abbiamo parlato del cambiamento delle politiche dell’Ue sul tema Ogm. Ci si chiede il perché di tutta questa diffidenza verso gli organismi geneticamente modificati, e se le voci denigratorie che girano intorno ad essi sono solo diffamazioni o poggiano su basi scientifiche consolidate e prove certe sui loro effetti.
Può tornare utile conoscere il pensiero di Vandana Shiva, ecologista e attivista, scienziata e filosofa, famosa per essere una delle più autorevoli voci mondiali avverse agli Ogm. Le sue tesi sono solo frutto di immotivati preconcetti o sono il risultato dell’osservazione di ciò che è accaduto nelle campagne indiane dopo l’avvento forzato delle sementi biotech?
La Shiva denuncia che negli ultimi anni il numero dei contadini che si sono tolti la vita è in aumento esponenziale. Questo dramma ha la sua causa nell’ingresso di Monsanto nel mercato dei semi indiano, avvento che è stato reso possibile grazie alla politica sulle sementi del 1988 imposta dalla Banca Mondiale, che fece pressioni sul governo indiano per deregolamentare il settore.
Da qui i guai, di carattere economico ed ambientale.
Analizziamo i primi: Monsanto possiede il brevetto delle sementi di cotone che vengono massicciamente utilizzate nel paese asiatico (si parla di circa il 95% del totale). Il loro controllo permette alla multinazionale di fare il bello ed il cattivo tempo, ed il fatto che le sia stato dato tutto questo potere le consente di fissare il prezzo in una posizione praticamente monopolistica. Un tempo risorsa comune degli agricoltori, le sementi sono diventate “proprietà intellettuale” di Monsanto, che ha iniziato ad accumulare i diritti pompando poi il loro costo.
Vandana Shiva ha contestato la legittimità di questa appropriazione, asserendo che “mettere un gene tossico nella cellula di una pianta non significa “creare” o inventare la pianta stessa”. Li definisce “semi dell’inganno”, e cioè quello di “essere il creatore di semi e di vita; l’inganno che mentre si intrappolano gli agricoltori nel debito si afferma di lavorare per il loro benessere e per migliorarne la vita; l’inganno che gli Ogm possano nutrire il mondo”.
Le aziende agricole indiane, inchiodate in joint venture e accordi sulle licenze, sono state strangolate mano a mano da questo colosso in cui è accentrato il potere di vita o di morte di milioni di persone. L’indebitamento è diventato la regola, da qui ai suicidi di massa il passo è stato breve.
Marzullianamente parlando, la domanda sorge spontanea. Perché milioni di persone non si ribellano contro pochi affamatori e con un atto di forza si riprendono ciò che è loro, e cioè la capacità di autodeterminarsi e piantare i semi che più gli convengono?
Arriviamo dunque ai danni ambientali. Quello che non si sa è che gli Ogm non controllano parassiti e le erbe infestanti, e hanno invece a loro volta creato alcune specie di super-infestanti, contaminando l’ambiente. Inoltre il cotone che era prima stato coltivato insieme alle piante alimentari, ora deve essere cresciuto come monocoltura, con una maggiore vulnerabilità ai parassiti, alle malattie, alla siccità e alla perdita dei raccolti. Se ci mettiamo anche la sistematica distruzione delle alternative perpetrata in anni capiamo come tornare indietro non sia quasi più possibile.
Di questo la Monsanto ne è pienamente cosciente, ed i suoi esperti di marketing tentano invano di scindere l’epidemia di suicidi degli agricoltori in India dal suo controllo crescente della fornitura di sementi di cotone.
Siamo ancora sicuri che il progresso sia sempre sinonimo di benessere, salute e salvaguardia dell’ambiente? Che l’Europa stavolta ne abbia azzeccata una?

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3 Commenti

  1. Giovanni Tagliabue said:

    Analisi errate della Shiva, già abbondantemente smentite, sia in italiano (www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/28/suicidi-cotone-trilussa/243218/) che in inglese (solo l’ultimo scritto: theconversation.com/hard-evidence-does-gm-cotton-lead-to-farmer-suicide-in-india-24045).

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