[Video] Cina, i cristiani si oppongono alla repressione comunista

In Cina le autorità comuniste voglio eliminare i cristiani. Le immagini tratte dal sito persecution.org documentano l’irruzione della polizia nella chiesa della città di Wenzhou.

Ad opporre resistenza non violenta ci sono una cinquantina di fedeli che, sbarrando l’ingresso ai funzionari della polizia, ricevono una serie di violente manganellate.

Come denunciato nello sfogliabile del 14 maggio, la Cina rientra nella classifica dei 50 paesi protagonisti delle persecuzioni nei confronti dei cristiani. La lista, curata dall’associazione Porte Aperte, vede al primo posto la Corea del Nord. Al 37° posto della World Watch List si classifica il governo comunista cinese che continua ad esercitare il proprio controllo sulle attività religiose. Nonostante negli ultimi anni i controlli sulle attività dei cristiani si siano molto allentati, si verificano ancora episodi come quello riportato nel video.

I funzionari della polizia e i dipendenti statali, inoltre, si sarebbero presentati sul luogo della chiesa, per procedere alla rimozione della statua del crocifisso, senza alcun preavviso. I fedeli manifestanti hanno dichiarato di essersi recati alla messa delle ore 8, ma di non averla celebrata a causa del divieto imposto dalla polizia.

“Fermate la demolizione della croce! Fermate la demolizione della croce!” hanno urlato ai cancelli riuscendo a bloccare le operazioni dei funzionari del governo per ben tre ore e mezza. “Questa è la prima volta che il governo si è ritirato dopo una situazione di stallo”, ha riferito un pastore locale, “il governo ha fatto irruzione nella chiesa, senza mostrare alcun documento legale o preavviso, proprio come un ladro”.

I fedeli di Wenzhou hanno riferito, inoltre, di uno sfondamento delle barricate della polizia per raggiungere la cima della chiesa ed opporsi alla rimozione del crocifisso, mentre qualcun altro sabotava il generatore che riforniva di energia elettrica le gru.

Le scene della difesa del crocifisso richiamano inevitabilmente quelle dello studente che si era opposto alla colonna di carri armati in Piazza Tienanmen durante le rivolte del 1989. Il tempo passa, ma in Cina come in altri paesi, “comunismo” fa sempre meno rima con “libertà”.

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