Lazio: quale futuro all’orizzonte?

Un’altra sconfitta, seppur immeritata. Ormai nemmeno si contano più quelle di questa stagione fallimentare.

Un campionato anonimo, dove le Lazio ha svolto, fin dall’inizio, il ruolo triste di comparsa.

La società, ovvero Claudio Lotito, assistito fedelmente dal diesse Igli Tare, é la prima responsabile di questo fallimento. Aggravato dal fatto di non aver mai ammesso i propri errori, seppur evidenti.

Anzi, nessuno si è mai preso la responsabilità di dire “ho sbagliato“. Niente da fare, dalle parti di Formello l’umiltà non è proprio di casa. Però si continuano a prendere in giro i tifosi con frasi come quelle pronunciate dal direttore sportivo albanese ieri, prima del match perso contro la Sampdoria. “Crediamo ancora nell’Europa, ma non dipende da noi“.

Nessuno, però, salvo il povero Simone Inzaghi, si è presentato ai microfoni a fine gara a spiegare i motivi di un’altra sconfitta, anche se ingiusta. I perché dei 13 ko stagionali (escluse le coppe), di scelte di mercato ridicole, di promesse mai mantenute, di giocatori che quando scendono in campo sembrano farti un favore, di “squadra difficilmente migliorabile”. Quando lo stesso Inzaghino ha smentito le parole farneticanti di Tare, ritenendo che la rosa biancoceleste sia migliorabile per competere con le grandi. Per non parlare di Konko, che ieri era l’unico in campo ad avere lo sponsor (chiamiamolo “sponsor”) Paideia sulla maglia.

E adesso come la mettiamo? Lotito cosa farà? Il sogno di vedere i russi a Roma liberare la Lazio è svanito sul nascere. “Tutte invenzioni“, ha dichiarato l’odiato patron, mettendo fine alle voci messe in giro dal conduttore radiofonico Ilario Di Giovambattista.

Oltre a una dirigenza incapace e presuntuosa, però, non sono certo esenti da colpe i giocatori. Sono loro che scendono in campo e sono sempre loro che hanno disonorato la maglia in tante occasioni. Usando l’alibi della contestazione a Lotito, spesso si sono risparmiati e non hanno lottato. I tifosi, per questo motivo, vorrebbero cacciarli tutti, salvo due o tre.

Rifondazione. È quello che ci vuole in casa Lazio. Già, ma chi la farà?

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