Inps, una tranquilla mattinata di paura negli uffici della previdenza sociale

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una lettrice che racconta la sua esperienza, purtroppo non isolata, davanti agli sportelli dell’Inps.

“Caro Direttore,
ha presente il film “una giornata particolare”? Ecco, il titolo potrebbe essere tranquillamente applicato alla mia esperienza dello scorso giovedì alla sede Inps di via Giulio Romano, quartiere Flaminio, piena Roma Nord, tanto per capirci.

Devo fare una premessa. Nella vita, faccio l’avvocato e quindi – per natura – non mi spaventano nell’ordine: le file, le attese estenuanti, la disorganizzazione irrazionale e la maleducazione dell’interlocutore medio che si incontra nei pubblici uffici.

Ciò detto, torno alla mia storia. Per una questione familiare, mi trovo costretta ad andare all’Inps.

Il giorno prima, controllo scrupolosamente sul sito internet della sede di competenza giorni ed orari di apertura: dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 12.00.

Quando arrivo, all’incirca intorno alle 8.00, davanti alle porte scorrevoli (ancora serrate) c’è già un nutrito gruppo di almeno 25-30 persone in attesa dell’ora X. La tipologia di utenti è la più varia: donne anziane, coppie di coniugi, suore, ragazzi giovani. Di tutto un po’, insomma.

Per rispettare l’ordine di arrivo, una signora ha ben pensato di fare dei bigliettini con i numeri, così il numero 1 “fuori”, sarà il numero 1 “dentro”. Il sistema funziona fino al numero 15. Dopodiché la tendenza all’inciviltà, inesorabilmente, prevale.

Nell’attesa penso alle roboanti dichiarazioni di Tito Boeri, attuale Presidente dell’Inps, che pontifica in merito alle semplificazioni adottate dall’Ente nel corso della sua gestione (tipo la “busta arancione” che – a breve – aggiornerà gli italiani sul momento in cui andranno in pensione) e mi rendo conto di quanto cozzino con la realtà che si vive frequentando gli uffici.

All’apertura delle porte, alle 8.30 in punto, la scena è quella di un assalto all’arma bianca. Tutti contro tutti.

Ma questo, è ancora niente. Dopo aver fatto la fila fuori, si deve fare una fila dentro, al “banco informazioni”, per essere smistati in base alla propria richiesta.

Davanti a me ho una coppia di signori, marito e moglie, molto educati. Si sentono subito rispondere che sono nell’ufficio sbagliato e che devono andare a “Cinecittà 2”. La signora, tenacemente, insiste e chiede se c’è un modo per risolvere lì il loro problema. L’impiegato si spazientisce e ribadisce che hanno sbagliato ufficio.

I toni, a questo punto si scaldano. La signora viene redarguita con un allucinante “stia zitta”. Interviene il marito che dice “a voi basterebbe mandare una mail per comunicare con la vostra sede di Cinecittà, non ci potete mandare fino laggiù. Per noi è un viaggio”. Parla, indicando con il dito l’impiegato che aveva appena zittito la moglie, il quale, per tutta risposta, gli tira un ceffone sulla mano per fargliela abbassare.

Parola d’onore. Gli ha tirato uno schiaffo, sotto gli occhi distratti e disinteressati di una guardia giurata preposta al controllo della fila. I signori se ne vanno via inorriditi dal trattamento, minacciando (giustamente) di chiamare i Carabinieri.

È il mio turno. “Salve, scusi io dovrei fare la fila per le informazioni sull’invalidità civile”. La risposta è una condanna senza appello: “no signora, per quelle pratiche deve venire nei giorni dispari: lunedì, mercoledì e venerdì”. Ribatto che ho controllato sul sito e che non c’era scritto nulla del genere. Risposta: “è vero. Tenga, le lascio questo foglio con la specifica degli orari e delle giornate”.

Me ne vado sconsolata e sconfitta, pensando al perché non si possa mettere un cartello fuori dalla sede o un avviso sul sito internet, così da evitare di buttare una mattinata facendo una fila inutile, nel giorno sbagliato. Poi mi consolo pensando che poteva andarmi peggio, sarebbe anche potuta finire a ceffoni.”

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3 Commenti

  1. P.c. said:

    Mi è accaduta la stessa cosa. Auguro ai geni strapagati, che partoriscono questi disservizi una permanenza a letto (malati) pari al tempo che rubano alle persone grazie alla loro incompetenza

  2. Massimo Visconti said:

    Gentile Signora La capisco e spero che il Presidente Boeri abbia la possibilità di leggere questa Sua testimonianza visto che quando, il 15 aprile scorso, scrissi un articolo dal titolo “Truffati milioni di euro all’Inps (ma non si trovano i soldi per gli esodati)” dove ho anche parlato dei disguidi organizzativi delle sedi Inps e delle sue direzioni il Presidente Tito Boeri mi ha risposto con una mail in modo molto secco che “non sapevo di ciò che parlavo e scrivevo”. Il Professor Boeri se leggerà la Sua lettera si renderà conto che, evidentemente, è proprio lui a non conoscere l’Ente che presiede.

    • M.P. said:

      Le ringrazio vivamente per la solidarietà. Ho avuto modo, a suo tempo, di leggere il Suo articolo che ho veramente apprezzato.
      Un giorno Le racconterò la “seconda puntata” della mia “gita” all’INPS.
      Grazie ancora

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