Energie rinnovabili, continuiamo a farci del male…

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Un pannello fotovoltaico

Dopo l’esito del referendum, desta preoccupazione il mancato appoggio necessario allo sfruttamento delle energie rinnovabili

Sono inquietanti alcune cifre, e indicano come non si stia premendo a dovere il piede sull’acceleratore sul solare, l’eolico e le altre fonti di energia “pulite”. Anzi.
Rispetto al primo trimestre del 2014 sono stati prodotti 3,6 TWh in meno di energia elettrica “pulita” e 1,5 TWh in meno rispetto allo stesso periodo del 2015. Non solo, perché questo calo è riscontrabile anche nella percentuale di elettricità prodotta grazie alle fonti di energie rinnovabili: oggi è il 36,6% contro il 38,6 riscontrato nel primo trimestre 2015 ed il 41,5% segnato nel periodo gennaio-marzo del 2014.
E ultima (ma non trascurabile) cosa, le emissioni complessive di gas serra sono tornate a crescere. Per l’Ispra, infatti, c’è stato un deprimente +2% che significa un peggioramento dell’ambiente in cui viviamo.
Andiamo come i gamberi, cioè all’indietro, mentre i paesi più evoluti puntano ad un sistema di sviluppo decisamente “green”.
In Italia vengono posti mille vincoli, un’infinità di procedure burocratiche che ostacolano un comparto che seppur privo di materie prime possiede un know-how che all’estero si sognano. E questa supremazia potrebbe tradursi in posti di lavoro per i nostri giovani specializzati in questo settore, costretti invece a lavorare all’estero e magari ad emigrare in posti dove le politiche energetiche sono un tantino più lungimiranti che in Italia.
Da noi nel 2015 è crollata (-35% rispetto all’anno precedente) la potenza installata di fotovoltaico da imprese italiane, posizionatasi a soli 359 MW.
Gli investimenti nel settore languono, gli oneri per l’energia autoprodotta prendono il posto degli sgravi e degli incentivi, manca il coraggio e la fiducia in ciò che ci renderebbe (parzialmente) autonomi.
E a giovarsi di questo balzo verso il futuro sarebbe anche la nascente filiera industriale delle rinnovabili. In termini di posti di lavoro, naturalmente.

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