Diffamazione: il Fatto perde la pelle dell’Urso

Che batosta per il Fatto Quotidiano: non solo condannato per diffamazione nei confronti di Adolfo Urso, ma si è visto respingere il ricorso fatto contro la pubblicazione della sentenza imposta dal Tribunale che lo ha condannato a pagare anche le spese legali.

Le accuse relative all’acquisto poco trasparente dell’appartamento di Urso, alla fine, si erano dimostrate totalmente infondate. Assieme al giornale diretto da Marco Travaglio, ne avevano fatto le spese anche altri quotidiani come Libero e il Giornale oltre a un sito specializzato in esclusive di questo tipo come Dagospia.

Correva l’anno 2010, la situazione politica in Italia cominciava a surriscaldarsi e ogni scusa era ottima per colpire qualche esponente del governo Berlusconi e minare la sua credibilità. Inoltre, Urso ricopriva la carica di viceministro dello Sviluppo economico e si affacciava l’ipotesi di rottura con l’allora premier con successiva crisi di governo. Il quadro era molto suggestivo per quei giornalisti che puntavano a tirare fuori qualche notizia per “fare male”. Come, appunto, l’acquisto del bellissimo appartamento a condizioni troppo vantaggiose – secondo certe testate – da parte di Urso.

Peccato, però che l’ex esponente di Alleanza Nazionale, carte alla mano, dimostrò che non c’era stata alcuna manovra per favorirlo. Non solo: Urso è riuscito a provare che appartamenti nello stesso palazzo vennero pagati a cifre molto inferiori rispetto al suo che acquistò con mutuo trentennale per un valore dell’80%.

E così il Tribunale oltre a condannare i giornali a provvedere alle spese di risarcimento per diffamazione, li ha obbligati a pubblicare la sentenza stessa con ampio risalto. “Ok, il risarcimento a Urso va bene, ma la pubblicazione della sentenza è troppo” avevano pensato nella redazione del Fatto Quotidiano, unico tra i giornali a fare ricorso contro tale decisione. Così, poche settimane fa non solo è arrivata la conferma dell’obbligo della pubblicazione della sentenza da parte del Tribunale, ma anche la condanna a pagare le spese legali per il ricorso.

Articoli correlati

2 Commenti

  1. Guido PagliaGuido Paglia said:

    Visto che sei un po’ vigliacco e non ti firmi con nome e cognome, e visto che io non ho nulla da nascondere, sappi che: 1) è vero che sono stato militante di Avanguardia Nazionale, e ne vado orgoglioso; 2) sono stato coinvolto nell’inchiesta di Piazza Fontana da Giovanni Ventura che tentava di tenere fuori dall’inchiesta Guido Giannettini; il “depistaggio” di Ventura fu confermato da un giudice che si chiamava Gerardo D’Ambrosio, che mi ha assolto in istruttoria. 3) non sono mai stato un informatore del Sid e ho fatto condannare per questo addebito il settimanale “Tempo Illustrato” e da quel processo a Monza emerse chiaramente che io ero stato una vittima del depistaggio di Ventura d’accordo con il Sid, di cui Giannettini era effettivamente informatore. Questo per la verità dei fatti. Se poi ti vuoi fare identificare, così posso querelare anche te, mi farà molto piacere. Quanto alla veridicità della notizia le basterà prendere il Fatto Quotidiano di domenica scorsa e leggere la sentenza.

  2. Tommaso said:

    notiziona… se almeno avessse uno stralcio di conferma visto che per adesso la rilancia solo lultimaribattuta di Guido Paglia, ex militante di Avanguardia Nazionale e giornalista indicato agli atti dei processi per le stragi di piazza Fontana e del treno Italicus come ex informatore del Sid …. fonte: http://cerca.unita.it/ARCHIVE/xml/70000/65432.xml

*

Top