Presenze dei parlamentari al voto: ridotto l’assenteismo

di Marco Managò

L’indignazione dei cittadini dovrebbe convergere sulle reali problematiche inerenti i deputati e i senatori anziché distrarsi su tematiche meno allarmanti

Occorre verificare se le accuse di assenteismo mosse dai media verso i parlamentari italiani siano vere e quanto lo siano, per entrambe le Camere, nell’attuale XVII legislatura.

Sul sito della Camera si precisa “La partecipazione al voto risulta direttamente dai dati registrati dal sistema di voto dell’aula di Montecitorio nel corso delle votazioni qualificate effettuate mediante procedimento elettronico. Ai fini della partecipazione al voto ogni deputato si intende presente se ha votato o se collocato in missione ai sensi dell’art. 46, comma 2, del Regolamento della Camera.

I dati del sistema di voto non evidenziano quando la mancata partecipazione alle votazioni sia dovuta a malattie o altre cause giustificate. I dati pubblicati sono aggiornati con cadenza mensile dall’inizio della corrente legislatura (15 marzo 2013)”.

Il comma 2 dell’articolo 46, infatti, recita “I deputati che sono impegnati per incarico avuto dalla Camera, fuori della sua sede, o, se membri del governo, per ragioni del loro ufficio sono computati come presenti per fissare il numero legale”.

In 3 anni di legislatura (marzo 2013-marzo 2016), le votazioni elettroniche sono state ben 16452, 457 al mese, 15 al giorno. Tutto ciò in barba a coloro che osano affermare come i nostri deputati non lavorino! Altro discorso è, però, valutare quanto siano presenti al voto, fatte salve le esigenze di missione.

E’ opportuno ricordare anche quali siano i gruppi parlamentari presenti alla Camera: Scelta civica per l’Italia, Movimento 5 stelle, Partito democratico, Lega Nord e Autonomie, Forza Italia-Il popolo della libertà, Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, Area popolare (Ncd-Udc), Sinistra italiana-Sinistra ecologia e libertà, Democrazia solidale-Centro democratico, Misto.

I deputati più presenti sono del Pd: Tiziano Arlotti (99,66%), Lorenzo Basso (99,15%), Mara Carocci (99,51%), Marco Carra (99,88%), Piergiorgio Carrescia (99,39%), Tino Iannuzzi (99,91%) e Marina Sereni (99,51%).

A sfiorare il primato assoluto ci sono Cinzia Maria Fontana e Giuseppe Guerini (entrambi del Pd) con il 99,99%, senza missioni; la prima si è persa solo una votazione su 16452, l’altro 2.

Gianni Melilla, del gruppo di Sinistra italiana, è l’unico che emerge, con il 99,19%, in questa classifica monocolore. Al 98,89%, tuttavia, c’è Angelino Alfano (Ap) che spicca per le 16035 missioni; in questa ulteriore graduatoria batte di poco Beatrice Lorenzin (95,75%) e Maurizio Lupi (95,47%) dell’Ap (la prima ferma a 15653 e il secondo a 15035) e Andrea Orlando (97,7%) del Pd a 15275; si tratta, comunque, di ministri dell’esecutivo (Lupi fino al 20 marzo 2015).

Tra i meno presenti c’è Luigi Bersani (Pd), con un 35,67% e nessuna missione (per lui vanno, però, ricordati i primi del 2014 in cui ha avuto gravi problemi di salute); ci sono anche i seguenti deputati di Fi-Pdl; Antonio Angelucci con lo 0,48%, Pier Rocco Crimi è al 7,8%; Giancarlo Galan con il 25,49%; Daniela Santanchè con il 26,83%. Per tutti i nominativi indicati, non risultano giustificazioni di malattia. A eccezione di Galan, con 3522 missioni, gli altri non ne hanno alcuna.

A livello di gruppi parlamentari, quello di Fi è stato il meno presente, con il 40,82% di votazioni non partecipate; subito dopo Fratelli d’Italia al 36,52% e il Misto con il 27,33%. Il gruppo più virtuoso di tutti è stato quello del Pd (86,14% di presenze), seguito dal Centro Democratico (79,07%). Un po’ a sorpresa il dato non entusiasmante del M5s (74,93%). I grillini, tuttavia, sono anche quelli che hanno utilizzato meno missioni (5,34%), preceduti solo da Si (4,55%). Il gruppo di Ap ha usufruito, per il 33,88%, di missioni.

Da notare come nel primo mese di legislatura (aprile 2013) il gruppo più assente si sia fermato, comunque, a un 82,61% (Scelta civica per l’Italia); il più presente è stato il M5s con il 94,95%. Ad agosto dello stesso anno, complice la bella stagione, il senso del dovere era un po’ calato, vista la forbice tra il più presente (87,87 della Lega Nord) e il meno votante (Scelta civica per l’Italia al 68,73%).

Per quanto riguarda il Senato, i dati forniti dal sito istituzionale si limitano ai singoli senatori e non offrono un quadro relativo al gruppo parlamentare né possono essere distinti per mese.

Sul sito si legge “Riepilogo presenze alle votazioni con sistema elettronico […] Nota: l’elenco seguente non comprende il presidente, i vicepresidenti e i questori del Senato nonché i senatori attualmente membri del governo”.

Le votazioni dei 3 anni di legislatura presi in esame sono state 14038, 390 al mese, poco più di 12 al giorno.

I gruppi parlamentari sono: Alleanza liberalpopolare-Autonomie (Movimento per le Autonomie), Area popolare (Ncd-Udc), Conservatori e riformisti, Forza Italia-Il popolo della libertà, Grandi autonomie e libertà (Grande Sud-Popolari per l’Italia-Moderati-Idea-EuroExit-M.p.l. Movimento politico libertas), Lega Nord e Autonomie, Movimento 5 stelle, Partito democratico, Per le autonomie (Svp, Uv, Patt, Upt)-Psi-Maie, Misto.

Sarà per le pressioni che Matteo Renzi ha generato all’inizio del suo mandato (22 febbraio 2014), le presenze alle votazioni sono notevoli, per la maggior parte si attestano fra l’80 e il 100%.

In un particolare elenco di coloro che hanno, al momento, almeno il 99% delle presenze, figurano ben 36 senatori, di cui 26 fanno parte del gruppo del Pd. Gli altri 6 sono ripartiti fra il gruppo di Ln-Aut (2 senatori), Ap (2), uno del Misto e uno di Fi, Andrea Mandelli. Quest’ultimo ha anche un primato particolare: quello di aver ottenuto un così alto numero di votazioni e presenze (99,57%) senza aver usufruito di un solo giorno fra congedi e missioni autorizzate.

Carlo Pegorer (Pd) è, fra i gruppi della maggioranza, il suo alter ego nel “club dei 99”, gli altri hanno tutti usufruito di missioni e congedi. Rispetto alla Camera, al Senato c’è una maggiore distribuzione di missioni. A titolo statistico, va ricordato come il suddetto Pegorer sfiori addirittura il 99,98% delle presenze, lo seguono Federico Fornaro al 99,96% e Pamela Giacoma Giovanna Orrù al 99,95%, appartenenti al suo stesso gruppo. Pegorer ha saltato solo 3 delle 14038 votazioni effettuate al Senato.

I senatori meno presenti, al momento sono: Giorgio Napolitano (Aut) 5,54% (dal 14 gennaio 2015), Niccolò Ghedini (Fi-Pdl) 3,58%, Giulio Tremonti (Gal) 21,53%, Mariarosaria Rossi (Fi-Pdl) 40,79%, Altero Matteoli (Fi-Pdl) 41,74%, Maurizio Sacconi (Ap) 49,64%, Denis Verdini (Al-A) 49,85%, Sandro Bondi (Al-A) 53,08%, Maria Paola Merloni (Aut) 53,9%, Riccardo Conti (Al-A) 64,67%, Alessandra Mussolini (Fi-Pdl) 66,42% (dimissionaria il 30 giugno 2014), Vincenzo D’Anna (Al-A) 68,51%.

Nel caso in cui le sorti del referendum costituzionale del prossimo ottobre dovessero arridere a Renzi, il Senato verrebbe privato di diversi poteri e vedrebbe diminuire la propria consistenza, scendendo da 315 a 100 membri. Senza entrare nel merito dei sostenitori del “SI’” o del “NO”, si può certamente affermare come, almeno dal punto di vista della presenza e delle votazioni, i senatori siano stati (tranne poche eccezioni e, per giunta, limitate nella sostanza), molto presenti alle votazioni.

Sembrerebbe, di per sé, un dato naturale e ovvio, visto che i rappresentanti del popolo sono ben pagati per poter conseguire il mandato ma i precedenti ricordano come i parlamentari siano stati un po’ “allergici” alla presenza, figurando, in alcuni casi, più assenteisti, a esempio, degli stessi impiegati pubblici che hanno dileggiato e perseguito.

Sono diversi gli aspetti sui quali si possono attaccare e rimproverare i parlamentari, tra questi la disonestà, l’incapacità o le agevolazioni di cui godono nonché il trattamento economico e pensionistico, tuttavia è arduo affermare, in alcuni salotti televisivi o radiofonici, nei giornali e sul web, un diffuso assenteismo. Quest’ultimo, infatti, è l’unico aspetto sul quale i parlamentari dell’attuale legislatura non possono essere rimproverati (tranne pochi casi) visto che, alla Camera e soprattutto al Senato, hanno dei numeri sostanzialmente accettabili, perfettibili ma non disastrosi.

L’invito ai comunicatori è quello di sbilanciarsi in una “condanna”, verso una categoria, solo nel momento in cui siano in possesso di dati certi e verificabili. E’ chiaro che, contribuire a un’informazione di “grido”, per catturare l’attenzione del cittadino, per coinvolgerlo sui social network, sia una tentazione irrefrenabile ma occorre sempre mantenere un profilo professionale e serio.

“Sbattere il mostro in prima pagina” è, purtroppo, uno slogan sempre in voga e il tema dell’assenteismo, sia per quanto riguarda i parlamentari sia i dipendenti pubblici, scatena sempre un grande appeal e un seguito di cittadini irritati ma non offre un’informazione corretta.

Spetta anche al cittadino, in ogni caso, dopo l’indignazione per aver recepito tali notizie sensazionali, andare a verificarne l’esattezza. Tutto questo deve essere più sentito, dal momento in cui, nell’era digitale, un perverso meccanismo permette un titolo ad arte e falso affinché si generi un clic sull’icona per leggere l’articolo e si faccia guadagnare un po’ di centesimi al comunicatore scorretto.

Dai numeri, quindi, la presenza dei parlamentari al momento di effettuare le votazioni sembra in miglioramento; sono lontani, anche per accorgimenti tecnici, i tempi dei cosiddetti “pianisti”, quelli che si affannavano a votare anche per i colleghi assenti.

L’auspicio è che questa tendenza possa sempre migliorare, fino a raggiungere numeri quasi assoluti, sia per la Camera sia per il Senato (così com’è oppure ridotto a un centinaio di eletti).

 

 

 

 

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