Nelle Filippine sale al potere “il giustiziere”

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Rodrigo Duterte

Rodrigo Duterte è il nuovo presidente delle Filippine. In campagna elettorale ha promesso più cimiteri (invece delle carceri) per i delinquenti.

Lo dipingono come un populista anti-sistema, un vero e proprio castigatore. Di sicuro è uno che ha pochi dubbi su come imporre la legalità nelle Filippine. Nella città dove per 22 anni (e sette mandati) ha ricoperto la carica di sindaco, Duterte ha organizzato squadroni della morte che si sono resi responsabili di 1424 omicidi, di cui 132 compiuti contro minorenni. Ed alcuni di questi li ha annunciati addirittura in televisione.

Promette di allargare a tutto il paese l’esperienza di Davao, la città con 1,5 miloni di abitanti in cui è stato primo cittadino, diventata in pochi anni da capitale del narcotraffico a centro di attrazione di investimenti.

Non va tanto per il sottile Duterte, vincitore delle presidenziali con quasi un 40% sufficiente a farlo diventare Capo dello Stato. Ha promesso infatti di eliminare in pochi mesi i delinquenti, a patto che la gente dimentichi le leggi sui diritti umani.

Di non parlare un linguaggio propriamente “politicamente corretto”, Duterte lo ha fatto capire anche quando insultò il Papa, offese la memoria di una missionaria australiana morta durante una rivolta carceraria e il giorno in cui disse basta alle intromissioni degli Usa negli affari interni filippini.

Resta da capire se ora le parole saranno seguite dai fatti, ed il rischio che la democrazia venga sostituita dalla dittatura è molto forte.

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