“Benefic(i)enza”, Corriere e Repubblica uniti nello strafalcione

Una volta tanto, La Repubblica e Il Corriere si sono trovati d’accordo su qualcosa. Peccato, però, si tratti di un errore – o, meglio, di un orrore – grammaticale: “beneficienza”. Scritto con la “i”.

Se avete un dubbio, fugatelo: sia il Vocabolario della lingua italiana Treccani sia il Devoto-Oli sono categorici. Si scrive beneficenza senza i, conformemente all’etimologia.

E a poco vale il fatto che sia uno strafalcione comune a molti. La scuole dell’obbligo – per forza di cose – l’abbiamo fatta tutti. E come si scrive questa parola te lo insegnano alle elementari.

Ancor più tragico, poi, se a fare errori di questo genere è un giornalista. Del Corriere e di Repubblica, poi. Una volta appartenere a questa categoria era sinonimo, quantomeno, di cultura. La grammatica in primis.

Poi, soprattutto nei quotidiani online, è venuta a mancare la figura del “correttore di bozze” che ha evitato tante figure meschine a giornalisti o sedicenti tali.

Già i social network sono un prolificare di parole storpiate e sintassi da incubo. Se poi ci si mette pure la stampa – quella considerata “autorevole” – come possiamo sperare di salvare le nuove generazioni dall’ignoranza?

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