Al cinema la storia della “sposa bambina” che chiese il divorzio

Arriva oggi nelle sale cinematografiche italiane “La sposa bambina – Mi chiamo Nojoom ho 10 anni e voglio il divorzio“, film diretto da Khadija Al-Salami, la prima regista e produttrice donna in Yemen.

La pellicola si basa su una storia vera, raccontata nel libro autobiografico I am Nojood, age 10 and divorced (Io, Nojood, 10 anni, divorziata, Ed. Piemme, 2009) in cui la bambina racconta la sua storia alla giornalista francese Delphine Minoui.

La stessa regista Al-Salami visse un’esperienza molto simile, costretta al matrimonio a 8 anni (dopo il divorzio dei genitori) e violentata dal “marito”. A 11 anni chiese il divorzio al marito che la rispedì dallo zio al quale era stata affidata dopo la separazione dei genitori. L’uomo la rinnegò, mandandola a vivere dalla madre single. Ma Khadija non si lasciò schiacciare dalla pressione sociale: iniziò a lavorare per una piccola tv locale e contemporaneamente continuò gli studi. A 16 anni ricevette una borsa di studio per finire la scuola secondaria negli Stati Uniti. Oggi, oltre che regista, è anche addetta stampa e culturale e direttrice dell’Informazione presso l’Ambasciata yemenita a Parigi.

La storia raccontata nel suo film, invece, è quella di Nojood che oggi ha 16 anni. È la più giovane divorziata al mondo. Nasce in un piccolo villaggio dello Yemen. A causa della povertà della famiglia, il padre accetta per lei, che in quel momento ha solo nove anni, una proposta di matrimonio di un trentenne.

Due mesi dopo le nozze, quando finalmente riesce ad andare a trovare i genitori, la matrigna le suggerisce di scappare e chiedere aiuto al tribunale. Un magistrato le offre alloggio per allontanarla dal “marito”.

Nella sua causa viene sostenuta dall’avvocato Chadha Nasser, che la patrocina gratuitamente, aiutandola nella sua battaglia.  Va detto che la legge yemenita pone il limite inferiore di 15 anni di età per i matrimoni, ma un emendamento introdotto nel 1999 in riferimento al matrimonio del profeta Maometto, sposatosi con Aisha, una bambina di appena 6 anni, consente lo stesso lo svolgersi del rito matrimoniale, la consegna della dote alla famiglia della sposa, ma vieta i rapporti sessuali con le giovani spose, fino a quando queste non abbiano raggiunto la pubertà (Maometto deflorò  la bambina quando divenne “matura”, verso i 9 anni).

A parte il fatto che a 9 anni si è sempre e comunque bambini, chi rispetta davvero questo divieto?

Il 15 aprile 2008, Nojoom – a 10 anni – si vedrà accordato il divorzio, a fronte del pagamento al marito di un “risarcimento” per la rottura del contratto matrimoniale. La somma, circa 360 euro, fu raccolta grazie ad una sottoscrizione organizzata dallo “Yemes Times”.

A sostenere la divulgazione del suo film c’è Amnesty International, che sta conducendo la campagna di sensibilizzazione Mai più spose bambine, contro quella che in Yemen rimane una vera propria piaga.

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Un Commento

  1. Amedeo Paolucci said:

    Film diffamatorio di una intera cultura che rispetta l’infanzia molto di più di quanto lo faccia il mondo occidentale.

    Qui mi limito solo a precisare che i dati riguardanti l’età di Maometto e di Āisha siano tutt’oggi contraddittori e che Āisha poteva essere d’età alquanto maggiore.
    In particolare la studiosa Ruqaiyyah Waris Maqsood, incrociando diverse fonti autorevoli, giunge alla conclusione che Āisha avesse un’età compresa tra i 14 e i 24 anni, probabilmente 19, al momento del matrimonio.
    Questa ipotesi è congruente col fatto che, secondo il più antico e più autorevole biografo del profeta Maometto, Ibn Ishaq, Āisha era “nata nella Jahiliyya”, vale a dire prima del 610, e che le tradizioni sull’età di 9 anni di Āisha provengono tutte da Hisham ibn ‘Urwa, sulla cui affidabilità molto si discute tra gli stessi studiosi di hadīth, specialmente per quelli di provenienza irachena, senza trascurare il fatto che, secondo lo storico Tabari, Āisha sarebbe stata fidanzata addirittura prima del 610 al figlio di un capo-clan meccano, Jābir ibn al-Mut’im ibn Uday.

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