Se mancano leggi serie, anche con i superpoteri Cantone non può sconfiggere la corruzione

cantone

Nel coro celebrativo generale per i poteri speciali conferiti a Raffaele Cantone e all’Autorità anticorruzione da lui presieduta, la cosa più sensata l’ha detta lo stesso Cantone, quando ha avvertito che anche con tutti i superpoteri possibili non potrà impedire il verificarsi dell’illegalità. Parole sagge e opportune per almeno due buoni motivi: primo, perché è tanto comodo quanto scorretto eleggere chicchessia a simbolo unico di una guerra, quella alla corruzione, che invece è di tutti e che semmai deve vedere la politica schierata in prima linea e senza alcuna ambiguità; secondo, perché nemmeno il migliore dei magistrati può essere davvero incisivo in questa guerra se la sua funzione e la sua attività non vengono rapidamente integrate in maniera adeguata. Da quando è stato indicato da Renzi per la guida dell’Anac, Cantone ha dovuto aspettare, tra un rinvio e l’altro, tre mesi per vedersi riconosciuti i poteri minimi, i mezzi e gli uomini che ha più volte dovuto, anche pubblicamente, chiedere. Tre lunghi mesi nonostante il ben noto decisionismo del presidente del Consiglio. Tre lunghi mesi in cui sono scoppiati prima lo scandalo Expo e poi quello Mose, due clamorosi esempi del livello di corruzione che c’è in Italia, del coinvolgimento di politica e mondo delle imprese in un sistema che fa della tangente la chiave di ogni appalto. Ma la sensazione è che la montagna, ossia il Consiglio dei ministri di venerdì, abbia comunque partorito il classico topolino, perché se è corretto che vi siano poteri più penetranti nell’opera di prevenzione rispetto a quelli attuali, è anche vero che prevenire non basta, che è necessario assicurare azioni assai più incisive rispetto al sistema di impunità che si chiaramente è consolidato nel ventennio berlusconiano. Per farlo occorre intervenire sia sul piano della repressione penale, approvando norme rigorose e di certa applicazione sull’autoriciclaggio e sul falso in bilancio, sia riformando la disciplina della prescrizione, per garantire che chi sbaglia paghi, vada cioè in galera. Come ho già sottolineato altre volte, l’attuale quadro normativo assicura invece una sostanziale impunità a corrotti e corruttori, al punto che tra prescrizione, sospensione condizionale della pena, spacchettamento dei reati, affidamento in prova ai servizi sociali, domiciliari e altre anomalie, in Italia in galera per corruzione non ci va nessuno. Come ha denunciato il Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti, solo la prescrizione ‘ingoia’ ogni anno il 35% dei reati con buona pace della certezza della pena. Governo e maggioranza assicurano che un pacchetto di interventi per correggere le gravi lacune attuali arriverà a giorni, ma io su questo sono come San Tommaso: se non vedo non credo. Le resistenze del resto non mancano. Intanto è ovvio che in tempi di larghe intese una radicale riforma della Giustizia non può non passare attraverso una sintesi non solo con il Nuovo Centrodestra di Alfano (il partito del condannato Scopelliti candidato alle Europee, per capirci) ma anche e soprattutto con Forza Italia. E’ pensabile che Berlusconi accetti di vedere cancellate le tante leggi ad personam che ha faticosamente imposto negli anni? Se la storia insegna qualcosa, dubitare mi pare il minimo. Ma il dubbio, dispiace dirlo, riguarda anche il mondo delle imprese che, pur con gli opportuni distinguo, ha troppo spesso accettato, per ricatto o per convenienza, di farsi taglieggiare da certa politica marcia o si è reso addirittura sua complice invece di ribellarsi e pretendere un mercato vero, con una competizione trasparente. Il risultato è che è se non fosse intervenuta la magistratura, pur costretta a combattere con armi spuntate, certi scandali non sarebbero probabilmente mai emersi. Ma ora tocca alla politica fare la propria parte. Quando interverrà a restituire i poteri tolti ai magistrati? Quando adotterà misure serie contro i patrimoni dei politici corrotti? Queste misure andavano prese venti anni fa, parliamo, per la giustizia, di un’era geologica. Venti anni fa io cominciavo da pm le indagini su Dell’Utri (assicurato alla giustizia solo oggi!) e si usciva da Mani Pulite. Oggi c’è bisogno di un’azione assai più incisiva, che passi per una legislazione di emergenza, sull’esempio di quella adottata a suo tempo per la mafia. Serve un sistema di sequestro dei patrimoni dei politici corrotti, sganciato dai tempi eterni del processo penale e strutturato in un sistema di misure di prevenzione affidato allo stesso Cantone. Ora lo strumento di cui il presidente dell’Autorità anticorruzione dispone è zoppo perché imperniato, di fatto, solo sulla prevenzione, inadeguata perché il fenomeno è ormai troppo diffuso e si mangia ogni anno almeno 60 miliardi di euro (secondo alcuni studi anche 100). Insomma, dietro la devastante corruzione italiana non c’è alcun mistero, solo un assetto normativo assolutamente inadeguato. In Parlamento lo sanno benissimo, ma si sono sempre guardati bene dall’intervenire, anche nel centrosinistra, quel centrosinistra capace però di trovare sorprendenti convergenze col centrodestra nel momento in cui si è trattato di votare, a scrutinio segreto, la responsabilità civile diretta dei magistrati. Nel segreto dell’urna, la scorsa settimana almeno una cinquantina di deputati del Pd ha votato a favore delle’emendamento del leghista Pini, schierandosi con quella destra che della battaglia contro i giudici ha sempre fatto un suo punto centrale. Ecco così la vendetta trasversale della politica contro la magistratura, arrivata, con un tempismo nemmeno sospetto, proprio nel momento in cui il lavoro dei pm ha portato allo scoperto il marcio della nuova Tangentopoli, quella dell’Expo, del Mose, della Guardia di Finanza. Ecco l’avvertimento minaccioso del Palazzo alle procure, il tentativo di intimidazione nei confronti di pm ‘colpevoli’ di essere troppo ligi al dovere. Ecco il Pd dei franchi tiratori, che quando sente le parole ‘voto segreto’ non resiste alla tentazione di tendere imboscate. Renzi ha derubricato il tutto a una “tempesta in un bicchier d’acqua”, minimizzando irresponsabilmente quello che invece è stato e resta un fatto gravissimo, perché dimostra come in Parlamento continuino ad avere voce forte in capitolo gli amici di tangentisti, corrotti e corruttori. È questa la riforma della Giustizia che ha in mente il partito di Renzi? In questo modo gli impuniti saranno ancora più impuniti e concetti come giustizia, legalità e trasparenza sono destinate a rimanere parole vuote.

Articoli correlati

*

Top