Per Ingroia le polemiche non finiscono mai

Antonio Ingroia e Luisella Costamagna

Trovare Antonio Ingroia al centro di polemiche o bersaglio di critiche non è certo una novità. E’ successo quando era magistrato, sia per le indagini che ha avviato sia per alcune posizioni che ha pubblicamente assunto e che gli sono costate anche minacce di procedimenti disciplinari da parte del Cms. E’ successo quando ha deciso di lasciare la magistratura per tentare l’avventura politica con Rivoluzione Civile.

E’ successo quando dopo la sconfitta elettorale ha rifiutato l’incarico di procuratore ad Aosta. Succede anche adesso che, lasciata la magistratura, ha iniziato la nuova carriera di avvocato. Nelle ultime settimane però il fuoco incrociato sull’ex pm si è intensificato. Prima è stato fuoco amico, quello dell’ex direttore de Il Fatto quotidiano Antonio Padellaro. In un articolo di un paio di settimane fa su de Magistris e Ingroia, Padellaro ha ricordato come non approvò “la decisione di Ingroia di lasciare la toga per candidarsi nelle elezioni politiche del 2013 alla testa di Rivoluzione Civile” nel timore di “perdere un bravo magistrato” senza acquistare “un altrettanto bravo leader politico”. Poi l’invito a Ingroia a non dimenticare mai “quella domenica del 9 settembre 2012 quando lui e Antonino Di Matteo vennero alla Festa del Fatto quotidiano di Marina di Pietrasanta per ricevere le 153.770 firme raccolte dal giornale in segno di solidarietà per la loro azione in prima linea nell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia”. Quindi il “consiglio non richiesto di non dimenticare mai di aver ricevuto la fiducia di quei 153.770 cittadini”. Il tutto accompagnato dal dubbio, a onor del vero dallo stesso Padellaro respinto, che Ingroia (e De Magistris) possano aver speculato sulla rabbia di chi gli ha creduto per far carriera.

Sempre sul Fatto quotidiano, l’affondo più duro è arrivato però qualche giorno dopo, a firma di Luisella Costamagna, che, riallacciandosi al caso di Pino Maniaci e alla difesa assunta da Ingroia, ha rinfacciato nel suo blog all’ex pm di aver cambiato idea, ora che fa l’avvocato, rispetto a quando era procuratore: “L’ho seguita da Mentana a Bersaglio Mobile. A fine puntata non ho potuto fare a meno di twittare: ‘Che tristezza Ingroia’. Lascio sullo sfondo la vicenda Maniaci e le cito solo qualche frase: ‘linciaggio mediatico’, ‘il video dei carabinieri è un chiaro spot promozionale distribuito alla stampa, con cui è già stato condannato mediaticamente’, ‘presenteremo denuncia per rivelazione di segreto d’ufficio e diffamazione’, perché a suo dire quelle intercettazioni, oltre a essere montate, non potevano essere tutte rese pubbliche. Magari ha ragione, ma non sono le stesse formule che usavano contro di lei da pm? Ha confermato che non la pensa affatto come allora. Quasi un milione di elettori votarono quel pm intransigente, molti credono nella sua Azione Civile anche se non è più Rivoluzione, tutti gli italiani ricordano attraverso lei Falcone e Borsellino: la sua storia è anche loro. Ci pensi quando cambia mestiere (e idea)”.

L’ultima stoccata l’ha lanciata qualche giorno fa Leoluca Orlando, che di Ingroia fu grande sponsor ai tempi della discesa in campo. Intervistato da Repubblica in vista e delle commemorazioni della strage di Capaci, il sindaco di Palermo non ha esitato ad esprimere la sua delusione per le scelte fatte dall’ex pm: “Avevo puntato su di lui alle Politiche, le nostre strade si sono divise quando ha rifiutato di andare ad Aosta. Un errore terribile: se la magistratura è la tua ragione di vita non puoi guardare a un incarico di procuratore come una deminutio. Poi, quando Antonio è andato con Crocetta, è stato l’inizio della fine”. Insomma, da magistrato ad avvocato, passando per la politica, pare proprio che Ingroia non riesca a stare lontano dalle polemiche. Non resta che aspettare la prossima puntata.

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