Sindacati: il rito dei tavoli aperti e mai chiusi

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Era da tempo che i sindacati e il Governo non si incontravano per affrontare temi cruciali come il lavoro e le pensioni.

Prima o poi doveva succedere e pensiamo che, comunque, questo momento di confronto sia un fatto positivo. I temi che dovranno essere affrontati sono relativi alla modifica della legge Fornero sulla previdenza e le politiche del lavoro.

Anche se dai comunicati stampa che sono seguiti all’incontro svoltosi al Ministero del lavoro tra il ministro Poletti e i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil ci sembra rivivere uno dei tanti riti che hanno accompagnato la prima repubblica dove praticamente non si parlava di niente rinviando il merito dei problemi a “tavoli” separati per argomento.

Alla Camusso, alla Furlan e a Barbagallo non è sembrato vero ricevere la convocazione del Governo tramite il Ministro Poletti dopo anni di silenzio che li aveva relegati ad un angolo a fare i semplici spettatori di una politica sociale messa in campo dal 2011 (governo Monti e legge Fornero) fino ai nostri giorni con il governo Renzi e il jobs act. Verrebbe da dire che per i sindacati l’importante non è tanto “essere” ma “apparire” visto che dalle dichiarazioni di contrarietà al metodo governativo, che li aveva esclusi da qualsiasi confronto, non sono mai seguite azioni dimostrative come quelle che venivano poste in essere quando c’erano i governi di centrodestra. Oggi, contrariamente a quello che avveniva nell’epoca berlusconiana, i sindacati si accontentano di dire che la ripresa di un “metodo” di confronto è un fatto positivo.

In una situazione come quella attuale, il cittadino si domanda se oltre al metodo ci siano novità di merito che permettano ai lavoratori, cui è stato spostato, da un giorno all’altro, l’accesso alla pensione pur avendone tutti i requisiti, di poter godere finalmente di un diritto sancito da regole certe che sono state stravolte e calpestate dalla professoressa Fornero e dal suo presidente Mario Monti. Gli esodati, almeno quei 24 mila che sono rimasti con il cerino in mano, si domandano se potranno anche loro mettere fine ad uno stillicidio sociale che ha messo in ginocchio centinaia di migliaia di famiglie. I giovani si chiedono se debbono continuare a pensare di espatriare per risolvere i loro problemi lavorativi o se possono cominciare a pensare che la madre Patria offrirà loro delle reali opportunità.

Piano, non corriamo per favore, adesso è il momento del metodo poi si vedrà.
Abbiamo appreso che saranno attivati due famigerati “tavoli” dove gli esperti di pensione e lavoro dovranno trovare un accordo e far partorire una ulteriore riforma della riforma Fornero e un’altra riforma della riforma del lavoro chiamata jobs act. Insomma un rito senza fine che ci riporta indietro di anni e che rischia di fare la fine della montagna che partorisce il topolino di oraziana memoria. Purtroppo in passato abbiamo assistito a questi “riti” tra governi e sindacati che aprivano tavoli che non venivano mai chiusi o se si chiudevano lo si faceva con modesti risultati. I lavoratori stanno correndo questo rischio? Speriamo di no ma se ci possiamo permettere, suggeriamo a Cgil, Cisl e Uil, prima di strombazzare dichiarazioni trionfanti sul “metodo” di vedere il “merito” che poi è quello che conta altrimenti si rischia ancora una volta di accontentarsi di una pacca sulle spalle a fronte di una batosta sociale che potrebbe essere assestata con la scusa di aver rispettato “il metodo”.

Speriamo di sbagliarci ma come dice un famoso aforisma: a pensar male si fa peccato ma ogni tanto ci si coglie.

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