Gubitosi disoccupato mendica attenzioni a destra e a manca

Il capitano Luigi “Schettino” Gubitosi guarda affondare la nave-Rai: già in acqua Valerio Fiorespino, Alessandro Zucca e Salvatore Lo Giudice, in procinto di cadere Tinni Andreatta e Chiara Galvagni

Dopo aver fatto danni in viale Mazzini, ora il novello Capitan Gigino Schettino Gubitosi elemosina una qualunque collocazione da parte di amici e conoscenti influenti. Ma, purtroppo per lui, nessuno ha dimenticato come ha gestito (e affondato) la Rai

Nella prima puntata di questa stagione del programma “Crozza nel Paese delle meraviglie” andato in onda su La7, in mezzo al pubblico, in piccionaia, come un figurante qualsiasi da 50 euro al giorno, le telecamere hanno inquadrato Luigi Gubitosi. Sì, proprio lui: l’ex direttore generale della Rai. Accompagnato dalla “poetessa di corte” Denise Pardo. Questa volta, però, non aveva la spocchia arrogante e supponente che sbandierava quando le telecamere della Rai lo riprendevano nella veste di direttore generale seduto in prima fila nel teatro Ariston di Sanremo. No. Se ne stava accoccolato su un gradone in alto dello studio, insieme ai pensionati e ai giovani disoccupati che sbarcano il lunario prestandosi ad applaudire a comando. Ma che cosa ci faceva lì Gigino “Schettino” Gubitosi? A quanto pare, si trovava lì perché Denise Pardo, orfana dell’amico potente da esibire nei terribilmente noiosi e stucchevoli salotti dei Parioli, gli aveva procurato la possibilità di incontrare Urbano Cairo, candidato ad acquisire la maggioranza azionaria di Rcs-Corriere della Sera. L’ex arrogantello della Rai, insomma, si trovava lì per mettersi al servizio di Cairo e chiedere il posto di amministratore dell’azienda editoriale che il patron de La7 si propone di acquisire. Passato quasi un anno, ormai, da quando – tra i sospiri di sollievo generali – è stato allontanato dalla Rai senza neanche l’onore delle armi da parte del Governo, il povero ex potente è quello che – in senso tecnico – si può definire un “disoccupato”. Costretto a piatire una “marchetta” giornalistica per vedersi pubblicata una fotografia su Il Messaggero e una citazione su Il Corriere della Sera in qualità di “ex alunno” della scuola di Fontainebleau (LEGGI QUI), il pusillanime nazionale (che, per la sua codardia ha consentito che per tre anni in Rai continuassero ad operare grassatori e mafiosi) ora deve essere veramente disperato. È un’anima in pena che cerca in ogni modo di uscire dal cono d’ombra nel quale si è cacciato da solo. Ma, dopo aver fatto il direttore generale della Rai e pur avendo un’età professionalmente ancora spendibile, Schettino Gubitosi non riesce a trovare uno straccio di collocazione. E, d’altra parte, chi chiamerebbe a gestire una grande azienda un signore inviso alla quasi totalità della classe politica nazionale sia di destra che di sinistra? Infatti, a parte Enrico Letta che lo aveva destinato all’Enel per assegnare il posto di direttore generale Rai alla sua protetta Tinni Andreatta, i politici di destra ricordano rimozioni di ottimi professionisti tanto immotivate da essere nauseabonde. Qualche esempio? Quella di Fabrizio Maffei o di Antonio Preziosi, solo per citarne un paio. A sinistra, invece, si prende atto che il presidente del Consiglio Matteo Renzi non ha mai voluto ricevere il malcapitato, neanche per un breve saluto. Un giorno, forse, si saprà il perché. Ma nel frattempo tanto basta. In questa situazione, l’ex arrogantello (per il quale, sia chiaro, non proviamo alcuna pietà) deve sentire tutta la solitudine umana e professionale che si è ampiamente meritata. Questa condizione deve essere davvero tanto dolorosa per il nostro eroe se ormai è costretto ad elemosinare un po’ di umana considerazione telefonando con il tono della “vecchia rimpatriata tra amici” quelle stesse persone che lui – irragionevolmente e ferocemente – ha colpito quando governava la Rai. Abbiamo già chiuso nello stesso modo un articolo su Gigino “Schettino” Gubitosi. Ma non riusciamo a trovarne un altro più calzante al personaggio. Che pena!  

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