Usa 2016: Kim Jong-un pro-Trump, Maduro con Sanders

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Continuano gli endrosement internazionali in favore dei candidati alle presidenziali Usa. Se ieri ha suscitato molto clamore la dichiarazione con cui il leader nord coreano Kim Jong-un si è schierato in favore del candidato repubblicano Donald Trump, ora la presa di posizione del presidente venezuelano Nicolas Maduro in favore di Bernie Sander, rivale di Hillary Clinton nelle primarie democratiche, rischia di scatenare nuove polemiche negli States.

L’erede di Hugo Chavez ha infatti detto che negli Usa Sanders vincerebbe se “il voto fosse libero”, attaccando il paese con cui il Venezuela ha da anni relazioni complicate e che ha più volte accusato di interferire negli affari interni di Caracas. Parlando nel corso di una trasmissione televisiva venezuelana, dopo aver a lungo inveito contro le politiche statunitensi accusando Washington della crisi economica che ha colpito il Venezuela e di volerlo destituire, Maduro ha spiegato che “Bernie Sanders, il  nostro amico rivoluzionario, dovrebbe vincere negli Stati Uniti. Se le elezioni fossero state libere Sanders sarebbe presidente degli Stati Uniti”.

Le dichiarazioni di Maduro rischiano ora di mettere in imbarazzo lo stesso Sanders ed il Partito democratico che, dopo una lunga e snervante lotta interna, sta seriamente pensando di proporre il tandem Clinton-Sanders per arginare il fenomeno Trump che nelle scorse settimane è stato segnalato in vantaggio nei sondaggi.

Maduro è un personaggio malvisto negli Usa, alla guida di un paese che considerano nemico e che da anni si è posto alla guida della regione indio-latina in chiave antistatunitense. Pochi mesi fa, a settembre, in una e-mail inviata ai suoi sostenitori Sanders ha definito l’ex presidente venezuelano Chavez “un dittatore comunista morto”, una posizione difficile da conciliare con l’attuale endorsement di Maduro.

Anche le dichiarazioni di Kim Jong-un in favore di Trump, “ un saggio politico, un candidato lungimirante, che ha molti aspetti positivi nelle politiche incendiarie”, hanno suscitato un certo clamore ma rischiano di non avere lo stesso effetto per vari motivi; in primis era stato lo stesso candidato repubblicano ad aprire al leader nordcoreano annunciando la volontà di aprire negoziati diretti con Pyongyang in caso di elezione, inoltre la stampa Usa, perfino quella vicina ai repubblicani, ha spesso demonizzato Trump nel tentativo si sbarrargli strada verso la Casa Bianca.

Ora Sanders dovrà cercare di “ripulire” la propria immagine magari attaccando Maduro ed il Venezuela rischiando però di perdere i voti dei giovani che lo preferiscono alla Clinton. Ormai mancano solo cinque mesi alle presidenziali di novembre e i due partiti, Repubblicano e Democratico, stanno serrando le fila. Se la candidatura di Trump a destra appare quasi scontata, i vertici dell’Elefantino continuano a sondare il terreno in cerca di candidati indipendenti con cui sostituire il Tycoon anche se per il momento nessuno si è fatto avanti, a sinistra l’Asinello è in ritardo nei sondaggi e nella campagna elettorale. La Clinton infatti non ha ancora ottenuto la nomination proprio per la resistenza interna di Sanders cui starebbe pensando di offrire il ruolo di vicepresidente, carica poco più che formale, anche se ora le parole di Maduro potrebbero rimettere tutto in discussione nell’Asinello, penalizzando ulteriormente il partito nella corsa alla Casa Bianca.

di Fabrizio Di Ernesto

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