Rai e fornitori, saltan fuori le magagne dell’ex Dg Gubitosi

È passato circa un anno da quando Luigi Gubitosi ha lasciato la poltrona di direttore generale della Rai. Ma i “frutti” (marci) della sua gestione si raccolgono ancor oggi

Il 6 giugno, infatti, è stata depositata la sentenza del Tar del Lazio con la quale si pone fine ad una brutta storia di potere creata ad arte dall’allora Dg di viale Mazzini. Vicenda che ha portato alla perdita di circa 200 posti di lavoro nelle imprese coinvolte. Questi i fatti: due società di produzione che, da tempo, fornivano i propri servizi alla Rai si sono viste sospendere dall’albo fornitori della tv di Stato, con annessa (salata) sanzione pecuniaria.

La loro “colpa”? Stando agli atti, all’Agcm – l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – sarebbero arrivate ben cinque lettere (rigorosamente anonime) che denunciavano che “in alcune gare bandite tra luglio e ottobre 2013 si sarebbero registrati sconti più bassi e costi orari più alti in sede di aggiudicazione, rispetto alla media delle precedenti gare; fattore che ha portato la Rai ad ipotizzare una possibile collusione anticompetitiva nel contesto di tali gare“.

Sulla base di questi elementi, l’Agcm ha avviato un’istruttoria, chiamando in causa sia le aziende di produzione sia altre di post-produzione operanti nello stesso mercato, contestando loro “un’attività collusiva” consistente in scambi di informazioni “commercialmente sensibili”, ovvero i prezzi di riferimento per la partecipazione alle gare.

Sarebbero state 20 le gare bandite dalla Rai, tra luglio e ottobre 2013, nelle quali “sarebbero stati registrati sconti più bassi e prezzi di aggiudicazioni più alti della media storica, così come, con riferimento ai medesimi programmi, aggiudicazioni più alte rispetto a quelle dell’anno precedente. Dopo tali gare le successive aggiudicazioni sono crollate alla media di 22/20 euro l’ora, media attualmente mantenuta dalla Rai con aggiudicazioni che hanno sfondato in basso la soglia dei 20 euro“.

Un cartello di 20 piccole imprese contro la Rai. Verosimile? Sì, secondo l’Autorità che ha concluso la fase istruttoria condannando le aziende coinvolte per violazione delle norme per la tutela della concorrenza e del mercato (art. 2, l. n. 287 del 1990).

Ma, come riportano le carte, “nel corso del procedimento le imprese attenzionate hanno denunciato all’Agcm la sussistenza di una posizione dominante e di dipendenza economica della Rai, ma l’Autorità ha escluso che l’imposizione, da parte della Rai, in qualità di unico committente, di prezzi talmente bassi da costringere le imprese ad operare sistematicamente sotto costo evidenziasse fatti rilevanti ai sensi della normativa antitrust“.

Così, le società coinvolte hanno fatto appello al Tar che ne ha accolto il ricorso, annullando il provvedimento dell’Agcm. Ma il danno ormai era già stato fatto, perché nel frattempo questi venti imprese, tutte di piccole dimensioni e operanti quasi esclusivamente per la Rai, sono state sospese per 6 mesi dall’albo dei fornitori di viale Mazzini. Il che ha causato la perdita complessiva di 200 posti di lavoro.

Tutti sulla coscienza di Gubitosi. Sempre che ne abbia mai avuta una, visto che questi “giochini” – con tanto di lettere anonime – durante la sua gestione sono saltati fuori spesso e volentieri. Un modo, il suo, poco ortodosso per intervenire direttamente sui fornitori e decidere chi dovesse lavorare e chi no. Ma, piano piano, viene tutto a galla. Basta avere pazienza.

 

 

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