Ibrahimovic, un passato pieno di aneddoti curiosi

Ibrahimovic
Zlatan Ibrahimovic

Ci apprestiamo ad affrontare una Svezia che per segnarci si affida ad Ibrahimovic. Un campione dai trascorsi burrascosi.

A chi non avesse letto la sua autobiografia può tornare divertente conoscere alcuni lati del carattere di Zlatan Ibrahimovic e dei fatti che lo hanno visto come protagonista. Una miscellanea curiosa riassunta del Corriere della Sera, che ci svela cose che mai avremmo immaginato del fuoriclasse di origine bosniaca.

Da cui dipendono, non dimentichiamolo, le sorti della nazionale svedese, che già nel 2004 sfruttò un suo grande gol (ed il successivo “biscotto” contro la Danimarca) per buttarci fuori dall’europeo portoghese. Successivamente ha girovagato per l’Italia, vestendo le maglie della Juventus, Inter e Milan, con la significativa parentesi nel Barcelona, per approdare poi a Parigi.

Pochi sanno che quotidianamente mette in croce la moglie Helena perché vuole costantemente che il frigo sia pieno. Un capriccio? Non proprio, perché l’elettrodomestico desolatamente vuoto gli ricorda tanto (troppo) l’infanzia nel quartiere popolare di Malmoe dove è vissuto. Tornato a casa dopo ore trascorse a giocare a calcio, lo trovava pieno delle sole birre destinate ad essere scolate davanti alla tv dal padre.

Il genitore, una sorta di cavallo pazzo ma generoso, era un tipo singolare. Un giorno non esitò a caricarsi sulle spalle e trasportare per km un letto acquistato per il figlio da Ikea. E lo stesso fece Ibrahimovic, qualche anno più tardi, con la staccionata ricomprata dopo aver rotto quelle della madre a pallonate.

Ibra, si sa, ha un caratteraccio. Lo abbiamo visto in alcune interviste rilasciate qui da noi. E non ci stupisce che in gioventù abbia rubato alcune bici (una di queste era di un postino) per recarsi al campo in cui si allenava. Oppure abbia tirato sulla fronte di un’insegnante di sostegno (che gli era stata appioppata per alcuni problemi a scuola) il dischetto durante una partita di hockey.

Per non parlare delle risse, poi. Un giorno, dopo aver ricevuto un insulto da Mido (l’egiziano che si sarebbe trasferito alla Roma), l’allora attaccante dell’Ajax gli mollò una sberla, ricevendo un tiro di forbici che non lo prese per un pelo. Anche ai tempi in cui giocava con il Milan si picchiò con un compagno, Oguchi Onyewu, che gli ruppe due costole.

Note di colore e nulla più, legate a una carriera meravigliosa.
Un mese fa, in occasione dell’ultima partita che avrebbe giocato nello stadio del Paris Saint Germain, ebbe a dire: “la mia ultima partita a Parigi: sono arrivato come un re, me ne vado come una leggenda“. Ha peccato un po’ di superbia, a parlare così di se stesso. Ma a conti fatti non è andato poi così lontano dalla realtà.

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