Sanità, online i medici “in combutta” con le case farmaceutiche

Dal prossimo 30 giugno i nomi dei medici “pagati” dalle case farmaceutiche verranno messi online. L’obiettivo? Scardinare i pregiudizi dell’opinione pubblica in nome della trasparenza.

L’operazione è stata fortemente voluta dai Paesi dell’associazione europea Efpia per cercare di sgombrare il campo dai sospetti che riguardano il conflitto di interessi tra le case farmaceutiche e i professionisti che si trovano a prescrivere un medicinale piuttosto che un altro.

La “rivoluzione” in Italia è stata resa possibile grazie all’appoggio della federazione degli ordini dei medici (Onmceo), convinta che sia fondamentale fare chiarezza per il bene dei pazienti e per accrescere la fiducia nei confronti del sistema. «Non ci aspettiamo di cambiare la mentalità in una sola volta, ci vorranno anni, questo è il primo passo importante» spiega il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi.

In realtà, l’impegno a dichiarare le forme di collaborazione con la classe medica era previsto dai codici di autoregolamentazione aziendale e deontologici. Tuttavia, con questa operazione si vuole dare un segnale forte ai cittadini, in nome della trasparenza.

Insomma, basta con il pregiudizio che i medici, se ricevono una qualche “retribuzione” da parte delle case farmaceutiche per il loro lavoro, siano più propensi a prescrivere i loro medicinali. Anche perché, come spiegano le stesse case farmaceutiche, senza di loro non ci sarebbero progressi nella ricerca e nella formazione.

«È impossibile sviluppare nuove molecole senza il supporto dei clinici esperti, non ho esitato a dischiudermi, collaboro con otto industrie. La professionalità va retribuita. Quanto? In un tavolo di consulenza gli opinion leader vengono pagati circa 250 all’ora» rivela Mario Boccadoro, uno dei massimi oncoematologi mondiali.

Franco Perticone, presidente società italiana di medicina interna, tiene a precisare: «Siamo d’accordo però chi riceve un semplice rimborso spese per l’invito a un congresso, previa autorizzazione dell’ospedale di appartenenza, non può essere messo sullo stesso piano di chi riceve un compenso come relatore o consulente».

Chiosa il ministro della salute Beatrice Lorenzin: «Questo meccanismo servirà a rimuovere le zone d’ombra e conflitti di interesse poco chiari. Inizia una fase di comunicazione a viso scoperto».

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