Chiesta condanna per il pm Ceglie: il Tempo “dimentica” il nome

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Oggi, evidentemente, è il giorno della censura dei giornali. Non solo da parte del Messaggero (clicca qui), ma anche del Tempo. E spesso, quando ci sono di mezzo magistrati rinviati a giudizio, il loro nome viene “dimenticato”. In che modo? Semplice, non viene scritto.

Eppure le accuse nei confronti del magistrato in questione sono abbastanza pesanti: calunnia, violenza e concussione. “Il pm romano Barbara Sargenti ha chiesto per il collega 6 anni e mezzo di carcere”. Mica uno sciocchezza.

Ma possibile che non si conosca il nome del giudice sotto accusa? Si conosce, si conosce. Si tratta di Donato Ceglie, magistrato, già procuratore aggiunto a Santa Maria Capua Vetere, pm di punta nella lotta ai responsabili della terra dei fuochi. Ma il Tempo non lo ha mica scritto.

Le accuse, dicevamo, sono importanti e partono da una vicenda giudiziaria che coinvolgeva due coniugi in corso di separazione. “Il magistrato nel 2012 avrebbe fatto arrestare l’uomo, sequestrando anche l’impianto di compostaggio da lui gestito”, si legge sul quotidiano. “Incurante degli obblighi morali del suo ufficio avrebbe intrattenuto una relazione con la compagna dell’arrestato. E dopo aver fatto dissequestrare l’impianto avrebbe convinto i nuovi gestori a riassumere la donna. Il tutto costringendo la signora ‘a subire la relazione sessuale instaurata’”. E quando la faccenda si complicò, Ceglie avrebbe accusato la donna di averlo calunniato mandando mail e fax alla procura, rivolgendosi al quotidiano “Il Mattino” per segnalare la relazione tra i due.

E tutto questo senza che, in nessuna riga, si stato riportato il nome del pm. Assurdo, e inconcepibile.

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