Sepùlveda e la resistenza (ma non si deve dire contro chi)

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Resistenza, resistenza e resistenza: ma contro chi? Leggendo l’intervista allo scrittore Luis Sepùlveda apparsa oggi sul Fatto Quotidiano si capisce soprattutto una cosa: si deve tacere su chi sono i cattivi.

“Scrivere è rimasto l’ultimo atto di resistenza”, bello, bellissimo il titolo e anche molto romantico. La parola resistenza, poi, è uno dei pilastri della sinistra mondiale (e mondialista) e non fa che richiamare alla mente l’dea di una lotta, anche se contro chi e cosa non si capisce bene. Anzi, Sepùlveda mischia molto bene le carte in tavola parlando della sua America Latina “travolta dalla corruzione”, ma senza specificare che colpiti da questa accusa sono soprattutto governi di sinistra. È il caso dell’impeachment all’ex presidente brasiliano Dilma Rousseff: “Quelli che la accusano sono tutti parlamentari corrotti, rappresentano loro stessi il peggio del Brasile”.

Bene: difendere un politico come la Rousseff, tacendo appositamente la sua estrazione progressista, ci può stare ed è anche legittimo sospettare che l’impeachment contro l’ex presidente brasiliano sia stato architettato dall’esterno. Ma travolto dalla corruzione è un altro paese dell’America Latina, come il Cile: “La situazione del Cile a partire dal 1990 può essere definita “gattopardiana”: tutto cambia affinchè nulla cambi davvero – osserva Sepùlveda, che conlude – Il Cile è un paese moralmente in bancarotta”. Neanche una parola sul governo di Michelle Bachelet, di sinistra.

L’altra censura riguarda il Venezuela: in piena crisi, con penuria persino di energia elettrica, osserva il giornalista. “È vero – ammette lo scrittore – è in piena crisi, ma ciò non giustifica un tentativo di colpo di Stato o le pesanti ingerenze straniere negli affari interni di un Paese sovrano”: anche qui, silenzio sul presidente di sinistra Maduro. E poi, per concludere, Sepùlveda lancia un’osservazione alla Salvini: “Cosa accadrà in Venezuela è una decisione che spetta solo ai venezuelani”.

Se qualcuno osasse proporre lo stesso ragionamento in Europa circa la permanenza nell’Ue, verrebbe condannato all’istante. Evidentemente per esprimere determinate posizioni basta ammantarsi di termini come “resistenza”, ma senza specificare contro chi.

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