Ma non è che il padre della Kyenge porti male?

Kyenge
Cècile Kyenge

Il padre della Kyenge fece la famosa macumba contro il leghista Calderoli. E grazie a lui avvenne lo sfortunato incontro tra un fotoreporter italiano ed il governatore del Katanga.

E’ lecito che la supposizione che il signor Kikoko non porti proprio fortuna venga leggendo una notizia proveniente dal Congo. Più precisamente dal Katanga, ricca regione del sud del paese africano che fa da scenario alla conosciutissima canzone del “mercenario di Lucera”.

Il padre della Kyenge, la controversa ministra per l’Integrazione del Governo Letta, fece nel settembre 2014 una macumba in danno del leghista Calderoli, reo di aver attaccato l’operato della figlia. Non sappiamo se la maledizione sia andata a segno o meno, fatto sta che in quella occasione il fotoreporter frusinate Piero Pomponi ed il giornalista Giuseppe Fumagalli si recarono in Congo per confezionare lo scoop pubblicato dalla rivista Oggi.

E fu proprio lì che Pomponi conobbe l’allora governatore katanghese Moise Katumbi, nominato “africano dell’anno” nel 2015 da Jeune Afrique. Il politico, allora sulla cresta dell’onda, propose a Pomponi di rimanere in Africa ed effettuare un reportage incentrato sui suoi successi imprenditoriali. Un po’ come fece da noi Berlusconi con “una storia italiana”, con cui si attirò tante critiche per aver coltivato un culto della personalità di vecchia memoria.

Pomponi accettò e si diede da fare per questa operazione che rappresentava una vera e propria rampa di lancio del politico congolese verso le elezioni presidenziali del novembre 2016. Per candidarsi, però, si doveva prima dimettere da governatore, ed il gesto non venne preso bene dall’attuale presidente Kabila che gli revocò la scorta.

Katumbi fu costretto ad assoldare alcune guardie del corpo locali ed americane, ma due mesi fa accadde l’irreparabile. All’acme del braccio di ferro tra il presidente del Congo e l’ex governatore, una manifestazione da lui indetta venne vietata. Ignorando il divieto uscì dalla sua villa e si recò sul luogo della dimostrazione, dove scoppiò il pandemonio tra la Polizia ed i suoi sostenitori. Risultato: quattro uomini della sicurezza (3 congolesi ed un americano) vennero arrestati e la residenza di Katumbi (con il fotoreporter italiano dentro) fu circondata.

Pochi giorni fa Pomponi è riuscito a chiamare la redazione di Oggi e a spiegare l’accaduto. Viene allertata l’unità di crisi del Ministero degli Esteri che mette a disposizione del fotoreporter un’auto per fuggire nel vicino Zambia. Anche Katumbi e la moglie scappano in Sud Africa, ed i particolari legami che lo legano ai democratici Usa consentono la liberazione della guardia del corpo americana detenuta dopo gli scontri. I dem a stelle e strisce, comunque imbarazzati per l’ingresso di uomini armati Usa nel Congo, intimano a Kabila di indire regolari elezioni.

Resta però il caos, ed una situazione a dir poco catastrofica i cui sviluppi sono in continuo divenire. Al padre della Kyenge, visti i risultati delle sue azioni, chiediamo di restare buonino. Almeno per il momento.

Articoli correlati

*

Top