Realtà virtuale: contro ictus, ansia e stress arriva la cybertherapy

L’Istituto auxologico italiano sperimenta la telepresenza immersiva virtuale (Tiv), un percorso di riabilitazione e cura personalizzato grazie al quale i pazienti combattono ansia, fobie e stress o riprendono in mano la loro vita dopo un ictus

Nella stanza dell’Istituto auxologico italiano l’era della cybertherapy è diventata una realtà: i muri e il pavimento sono monitor e basta indossare un paio di occhiali speciali e impugnare un joypad per essere trasportati in un mondo virtuale, una piazza o una strada, nella stanza di un appartamento, su un palcoscenico, in mezzo alla natura.

In queste stanze le persone provano a riprendere in mano la loro vita dopo un ictus; i pazienti schiacciati da ansia, fobie o stress si mettono alla prova di fronte alle paure e alle situazioni che scatenano i loro disturbi; anziani con difficoltà motorie e cognitive si misurano con le sfide della quotidianità.

«Questa tecnologia è stata sperimentata in principio per curare i disturbi di ansia dei soldati americani reduci di guerra», racconta Giuseppe Riva, direttore in Auxologico del Laboratorio di tecnologia applicata alle neuroscienze. «Oggi si parla molto di realtà virtuale, è considerata una tecnologia emergente sulla quale stanno investendo realtà come Facebook, Google, Samsung. Nei prossimi anni avrà un impatto significativo sul settore dell’healthcare. L’Auxologico è all’avanguardia su questo fronte, si pone prima di grandi potenze scientifiche europee e statunitensi. Creare per la prima volta i Cave dentro un ospedale è stato un percorso complesso, come complessa è questa `macchina´ finora presente solo alla Nasa e in qualche università. È stato un grande risultato in Italia».

La realtà virtuale viene usata «per migliorare la terapia tradizionale. Se pensiamo ai disturbi d’ansia, possiamo esporre i pazienti a uno stimolo ansiogeno in un ambiente controllato e sotto la stretta supervisione dello specialista. Se un paziente ha paura dei cani, ecco che gli facciamo vedere un cane virtuale che possiamo controllare in tutte le sue espressioni. Possiamo far sperimentare alle persone in maniera realistica situazioni in cui possono avere difficoltà, come parlare in pubblico». Nei disturbi alimentari «possiamo intervenire sulla dimensione comportamentale, `portando´ il paziente all’interno di un ristorante, un supermercato o nella cucina di casa e verificando i suoi comportamenti, supportandolo nei momenti di difficoltà».  

 

 

 

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