Roma, chiusi sportelli antiviolenza per le donne: la sindaca Raggi che farà?

Una commossa Virginia Raggi saluta dal balcone in Campidoglio

Da lunedì 27 giugno non ci sarà più nessuno a rispondere alle donne vittime di violenza che, fino ad oggi, hanno chiamato Sos Donna H24, lo sportello antiviolenza del Comune di Roma. Scaduto il bando, dal Comune non è arrivata alcuna proroga per il servizio. Una beffa, per una città che per la prima volta ha per sindaco una donna.

«Ridiamo al Comune le chiavi del nostro Casale rosa in via Grottaperfetta 610 – dice la direttrice Emanuela Donato -. Siamo costretti a sospendere il servizio, quando in migliaia hanno ancora bisogno di noi». Tante, tantissime. Laddove anche solo una sarebbe una di troppo. Ora le donne maltrattate e i loro figli dovranno cercare aiuto altrove.  Sì, ma dove? A Roma, su 18 centri antiviolenza cittadini, infatti, almeno la metà rischia la chiusura.

Un controsenso, ora che nella Capitale, per la prima volta nella sua storia, è stato eletto come sindaco una donna. Oggi pomeriggio, infatti, ci sarà un sit-in in piazza del Campidoglio per chiedere a Virginia Raggi di bloccare la chiusura dello spazio. Di questo e di tutti gli altri. 

Sì, perché rischiano la chiusura anche il Dalia al Pigneto, l’Assolei a Trastevere, il Lucha y Siesta a Cinecittà, il Cagne sciolte a Ostiense, Una stanza tutta per sé alla Garbatella. Lo storico Donatella Colasanti e Maria Rosaria Lopez con la Casa internazionale dei diritti umani delle donne del Telefono Rosa e la casa il Giardino dei Ciliegi del Ceis hanno ottenuto una proroga fino al 30 luglio. Ma poi non ci sono bandi di riaffidamento dei servizi.

Ma 53 donne uccise da mariti, compagni, ex fidanzati, padri e figli non contano nulla? Com’è possibile che si sia arrivati a questo? La “colpa” sarebbe del commissariamento che «ha determinato di non emanare nuovi bandi né concedere proroghe in mancanza di direttive attuative del decreto legislativo numero 50 sull’aggiudicazione dei contratti di concessione e sugli appalti pubblici». Una volta scadute le concessioni chi prenderà in carico quei servizi che le varie cooperative hanno offerto finora?

Sulla questione è intervenuto anche la Uil Roma: «Pensiamo che ognuno debba fare la sua parte, ci rendiamo disponibili a mettere in campo le nostre forze, i nostri strumenti e gli enti formativi per cercare al più presto una soluzione concreta e combattere insieme un problema che è e deve essere di tutti» – ha detto il segretario generale Alberto Civica.

E aggiunge che bisogna «scendere in piazza se necessario per sostenere i centri: ci appelliamo alla nuova sindaca perché prenda atto subito della situazione e si adoperi per una risoluzione che sia la più rapida possibile». Un’idea potrebbero essere «i numerosi spazi inutilizzati e abbandonati al degrado che potrebbero essere utilizzati per scopi più nobili, come i centri antiviolenza». Come ad esempio «l’ospedale Forlanini, di cui la Uil ha denunciato lo stato di degrado sin dallo scorso anno e che, per spazi e cultura del territorio, ben si presta a una soluzione del genere».

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