Zonin e crac finanziario: quando la pubblicità compra il silenzio

gianni zonin

Nel vortice degli scandali finanziari c’è un nome molto noto che circola frequentemente, ma che sembra rimanere sempre incolume dagli arresti: è quello di Gianni Zonin, ex presidente della Banca Popolare di Vicenza.

Nonostante con ogni probabilità, a causa del suo incarico, si possa inserire tra i responsabili di un gravissimo tracollo che ha coinvolto anche altri importanti istituti di credito, Zonin non è stato raggiunto ancora da alcun provvedimento restrittivo. Non solo: come ha raccontato il Giornale, in questa fase di incertezza in cui si cerca di chiarire le colpe precise da imputare ai vertici delle banche, il signore del vino ha pensato bene di correre ai ripari.

Zonin, infatti, ha provveduto ad alleggerire il suo patrimonio in favore dei propri figli. È bastato un semplice atto notarile: “semmai un giorno – scrive il Giornale – l’ex presidente venisse chiamato in causa per risarcire i malcapitati dei danni prodotti dal crac di 6 miliardi di euro dell’istituto, ci si troverebbe davanti a una cassaforte svuotata (certamente ci saranno azioni revocatorie)”. Altro che quei “poveracci” dei piccoli risparmiatori: loro sì che possono vedersi pignorare i beni anche solo per una fideiussione registrata in passato.

Del ruolo di Zonin già ne abbiamo parlato su questa testata (leggi qui): proprio nella sua tenuta chiantigiana, si andò a riposare un funzionario di Bankitalia dopo che aveva sottoposto ad ispezione proprio la Popolare di Vicenza. Sempre Zonin, inoltre, risolse un “piccolo” problema a Bankitalia come la vendita di Palazzo Ripeta, sede locale dell’istituto, che da 5 anni non trovava un acquirente. Il prezzo – 9 milioni di euro – era troppo alto: non per Zonin che ha sganciato la cifra richiesta. Ma con quei soldi ha acquistato solamente il palazzo? Evidentemente no, molto probabilmente si è aggiudicato anche altro come gli occhi chiusi dei funzionari di Bankitalia che avrebbero dovuto vigilare.

E la stampa? Tace, acconsente, si gira dall’altra parte e cerca di non vedere la misteriosa incolumità di uno dei principali responsabili di un crac troppo grande, forse memore degli ingenti investimenti pubblicitari ricevuti.

 

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