Londra prende tempo, linea dura dell’Ue

Nella foto l'ex sindaco di Londra Boris Johnson

Per l’Europa la partita è finita, non ci saranno tempi supplementari: il Regno Unito è fuori dall’Unione, indietro non si torna. Anzi, Londra deve accelerare per andare avanti, per notificare formalmente l’uscita attivando l’articolo 50 del Trattato di Lisbona. Oltre Manica però chiedono tempo. Il risveglio dopo la sbornia referendaria è stato difficile: chi ha votato per il remain è ancora sotto choc, preoccupato per quello che accadrà ora, ma anche chi ha votato per il leave comincia a farsi domande, specie dopo il crollo della sterlina e un primo assaggio del prezzo che ci sarà da pagare con l’addio all’Ue.

Ha provato a rassicurare tutti Boris Johnson, l’ex sindaco di Londra superfavorito come futuro premier dopo le dimissioni di David Cameron: “Non posso sottolineare abbastanza che la Gran Bretagna è parte dell’Europa e sempre lo sarà”, ha scritto sul Daily Telegraph. E poi: “Ci saranno ancora cooperazioni e accordi intensi e crescenti in un gran numero di campi”.

Insomma, segnali di distensione. Come quello mandato anche da Nigel Farage, il leader dell’Ukip, il partito indipendentista britannico, ribadendo che i britannici saranno “buoni amici, buoni vicini e buoni partner commerciali per l’Europa”. Ma anche segnali di vero e proprio ripensamento, come quello mandato, sempre attraverso le colonne del Daily Telegraph, da Jeremy Hunt, ministro della Sanità britannico, uno dei fedelissimi di David Cameron: ”Se l’Unione Europa ci facesse concessioni per mettere freni all’immigrazione potremmo fare un secondo referendum per ribaltare il risultato della settimana scorsa”. Proposta nemmeno presa in considerazione, anzi respinta subito e con fermezza. “No negotiation before notification”, ripetono con insistenza a Bruxelles. “La coerenza deve prevalere – ha scandito ieri la ministra della Difesa olandese, Jeaninine Hennis-Plasschaert, a nome della presidenza Ue di turno -. Nessuno, ripeto nessuno, trarrà beneficio da restare nel limbo politico”. Durissimo il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker: “L’ora è grave – ha detto intervenendo alla plenaria straordinaria del Parlamento europeo sulla Brexit – ma io sono allergico alle incertezze. Io rispetto la volontà dei britannici e vorrei che altrettanto facesse la Gran Bretagna. Vorrei che rispettasse la volontà del popolo britannico agendo con coerenza e di conseguenza invece di nascondersi dietro a giochi a porte chiuse. Il popolo britannico vuole uscire dall’Unione Europea e bisogna prenderne atto.

Non è ammissibile che adesso da parte del governo in carica o da parte del futuro governo si cerchi segretamente di avviare dei contatti informali. Per questo ho dato ordine che non ci siano contatti informali con rappresentanti del governo britannico: è inammissibile. Dobbiamo costruire un nuovo rapporto con la Gran Bretagna, ma siamo noi a dettare l’agenda, non chi vuole uscire”. Pugno duro anche dalla Merkel, che secondo la Bild non vuole che Londra abbia la presidenza di turno dell’Unione europea nella seconda metà del 2017 tanto da voler convincere la Gran Bretagna a rinunciare alla presidenza “o, in caso di necessità, a togliergliela”. “La Gran Bretagna non può aspettarsi di non avere più obblighi ma mantenere i privilegi”, ha detto la cancelliera applauditissima intervenendo al Bundestag. E poi: “La Germania e l’Ue condurranno le trattative per l’uscita della Gran Bretagna sulla base dei propri interessi. Significa che le trattative con uno Stato terzo non possono mettere in discussione le conquiste dell’unità europea per i suoi 27 membri. L’Unione Europea – ha quindi aggiunto – è sufficientemente forte per proseguire il suo cammino anche senza la Gran Bretagna”. In perfetta sintonia si è espresso anche Matteo Renzi in un’intervista alla Cnn: “È impossibile far parte di una comunità accettando solo i vantaggi. Se si fa parte di una famiglia bisogna accettare anche gli aspetti negativi. Non si può essere comunitari solo sull’economia e non sui valori, non si può accettare l’idea che la Gran Bretagna faccia parte del mercato unico senza che prenda in considerazione i problemi, come quello dell’immigrazione. È il momento per l’Ue di dimostrare di avere dei valori, non solo degli interessi economici”.

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