Truffe e vacanze estive, il vademecum della Polizia per evitarle

Arrivano le vacanze estive e, con loro, anche le truffe sugli affitti di case di villeggiatura: offerte e sconti su internet spesso e volentieri nascondono l’inganno. L’allarme arriva dalla Polizia di Stato che ha pubblicato su Facebook un vademecum per chi cerca in rete alloggi per l’estate.

La Polizia consiglia di analizzare tre componenti degli annunci di alloggi pubblicati online: prezzo, foto e descrizione. Un prezzo troppo basso deve far scattare il campanello d’allarme. In questo caso, il consiglio è di paragonarlo ad altri annunci simili. Se la cifra non è in linea con il mercato, infatti, si potrebbe trattare di un annuncio fasullo.

Se le foto della casa vi appaiono «troppo belle per essere vere, cercate l’immagine su Google Immagini»: in questo modo vi sarà immediatamente chiaro se le immagini pubblicate sono vere o sono state copiate/incollate da altri siti per trarre in inganno i potenziali clienti.

Mai fidarsi di un annuncio troppo breve che non fornisce tutti i dettagli. La Polizia suggerisce, in questi casi, di chiederne altre informazioni all’inserzionista. In particolare è utile chiedere un numero di telefono (magari un fisso), altre foto, l’esatta ubicazione della casa. Una volta ottenuto l’indirizzo della casa, cercatela su Google Maps o su altre mappe online. In questo modo «potrete vedere se esiste realmente».

Uno degli aspetti critici degli affitti estivi online è quello relativo al pagamento: la regola per evitare le truffe è non versare la caparra senza avere la certezza che l’annuncio sia sicuro. «Diffidate – suggerisce la Polizia – di chi vi chiede una somma troppo alta (superiore al 20% del totale)». Se possibile, sarebbe meglio incontrare l’inserzionista per una visita della casa e per consegnare l’importo dovuto di persona.

Un altro consiglio utile è quello di telefonare all’Ufficio turistico del luogo per informazioni sugli immobili in affitto in quella zona (prezzi, stagionalità, ). La Polizia suggerisce inoltre di non inviare documenti personali e di non effettuare pagamenti su carte ricaricabili o con servizi di trasferimento di denaro. Piuttosto «suggeriamo sempre metodi tracciabili: Iban su conto italiano (inizia per IT…), PayPal e Hype di Banca Sella».

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