Sacchi colpisce ancora: “Troppi stranieri in Italia”, gelo a Rai1

“Purtroppo in Italia subiamo il fascino dello straniero”: Arrigo Sacchi è tornato a colpire ieri sera, nel corso della trasmissione Il grande match, con le sue analisi sul calcio nostrano svuotato della sua identità.

Enorme imbarazzo del conduttore Flavio Insinna che ha provato a spiegare le parole dell’allenatore di Fusignano. In realtà non c’era molto da spiegare: in Italia, come in molti altri Paesi, ci sono troppi stranieri che le squadre – compresa la nazionale – sono costrette a far giocare. Qualche eccezione in Europa c’è ed è la Germania.

“La federazione di calcio tedesca – ha spiegato Sacchi – dopo i fallimenti dei primi anni del 2000, ha investito in maniera decisa: ha aperto nuove accademie in cui i giovani calciatori ogni giorno possono studiare 4 ore ed allenarsi altre 4. Sono state create 17 nuove scuole calcio federali ed è stata investita una massiccia quantità di denaro nelle strutture”.

A febbraio dello scorso anno Sacchi aveva fatto un intervento molto simile: “Non voglio essere razzista”, dichiarò, “ma l’Italia è ormai senza dignità né orgoglio perché fa giocare troppi stranieri anche nelle Primavere: nei nostri settori giovanili ci sono troppi giocatori di colore” (ne abbiamo parlato qui). E questo fenomeno è visibile già nelle giovanili: nell’ultima finale italiana del campionaro Under 15, Roma-Atalanta, era presente un elevatissimo numero di giovanissimi di colore prelevati da Paesi lontani, spesso oggetto di veri e propri investimenti economici ppco trasparenti e magari dimenticati in mezzo a ina strada in caso di mancata “esplosione”.

Nei giorni scorsi abbiamo visto l’esempio dell’Islanda che ha puntato sui propri giovani oltre che sulla proposizione di un modello di vita sano, combattendo piaghe come droga e alcolismo. In questo Paese c’erano solamente 12 campi da gioco, di cui 5 di calcio a 11: per rispondere alle esigenze di chi voleva praticare sport, era presente solo una struttura al coperto. Negli anni la tendenza si è letteralmente invertita e oggi si contano 159 strutture all’aperto e ben 19 sono quelle indoor (ne abbiamo parlato qui).

Anche la Germania, dove si sono inseriti in maniera eccellente i figli degli immigrati di seconda generazione, secondo Sacchi è un esempio da seguire: “In Italia quando abbiamo aperto forzatamente all’utilizzo di stranieri abbiamo assistito solo a disastri”.

Poi, lo studio di Rai1 ha tremato ancora: “Oggi quando prendi un giocatore dall’estero sei costretto a farlo giocare anche se non è forte”. Pubblicità.

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