Tutti pazzi per il Kasher: ecco l’App del nuovo trend alimentare

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Tutti pazzi per il Kosher, o Kasher? Non importa come si pronunci, i consumatori convertiti all’ebraismo (in campo alimentare, s’intende) sono sempre di più.

Circa 35 milioni di persone nel mondo acquistano prodotti kasher, per un giro d’affari che solo negli Stati Uniti ha sfiorato nel 2015 i 15 miliardi di dollari con una crescita del 15 per cento annuo. Anche il mercato del vino kasher non risente della crisi.

E il ministero dello Sviluppo Economico ha intuito le potenzialità di questo mercato in piena espansione e ha supportato il progetto dell’Unione delle comunità ebraiche italiane che ha creato un ente certificatore nazionale con il marchio K.it, dedicato a tutte le imprese del paese e utile per chi cerca sugli scaffali dei negozi un prodotto kasher. Entro la fine di giugno, per permettere ai consumatori di orientarsi meglio nella piccola e grande distribuzione, uscirà un’App per tablet e smartphone dove verranno elencati tutti i prodotti kosher italiani in commercio con relativa certificazione.

Kosher significa adatto, conforme, opportuno. Indica quei cibi che si possono consumare appunto perchè conformi alle regole dell’ebraismo.

Non è semplice orientarsi fra le tante regole della kasherut. Gli ebrei considerano impuri crostacei e molluschi, specie che filtrano e trattengono le impurità del mare. Non mangiano neanche equini, suini, scimmie, rettili e insetti, molti dei quali, nutrendosi di carcasse di animali potrebbero essere portatori di batteri. “Uno degli aspetti più interessanti di questo regime alimentare – dice Jacqueline Fellus autrice di Dieta kasher (edizioni La Giuntina) – è che il rabbino controlla che ogni bestia da macellare sia sana, con i polmoni integri e non abbia ferite”.

La crescita vorticosa del consumo kosher dipende però anche da diversi motivi. Uno dei punti di forza è la tracciabilità e la trasparenza. Poiché gli ebrei non possono mescolare carne e latte, controllano non solo il prodotto finito ma tutta la filiera: dagli ingredienti, alle aziende che si occupano dei vari passaggi di trasformazione fino alla messa in vendita. Questo controllo meticoloso intercetta le esigenze di chi soffre di intolleranze o, ancora di più, di allergie al latte che possono avere conseguenze gravi come lo shock anafilattico.

L’esercito dei seguaci della dieta biblica può comprendere anche mussulmani, induisti e avventisti del settimo giorno che hanno alcuni tabù alimentari molto simili a quelli della religione ebraica, fra tutte la più restrittiva. Ma non è la salvezza dell’anima il core business del kosher, bensì il desiderio di affidarsi a un controllo più certo e rigoroso. Il rabbino, a differenza dell’Autorithy è percepito come un’entità super partes, al riparo da conflitti di interesse.

Poiché il campo alimentare subisce le tendenze ancor più del mondo della moda, il dubbio che sia solo l’ennesimo fanatismo passeggero sorge spontaneo, certo è che attorno ad esso ruota un giro d’affari abbastanza consistente da muovere il ministero dello Sviuppo economico.

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