“Facebook ha le mani sporche di sangue” Israele vs il social

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Facebook promuove la violenza, va fermato. Il diktat arriva, più forte che mai, direttamente da Israele.

Facebook «ha le mani sporche di sangue», questa è la formula usata nella politica israeliana per attaccare un avversario. Adesso ad avere le mani sporche è Zuckerberg, una convinzione tra i ministri del governo, che si sta trasformando in legge.

 «Facebook è diventato un mostro. L’incitamento alla violenza, l’odio, le bugie che nutrono i giovani palestinesi sono diffuse dalla piattaforma digitale. Zuckerberg dovrebbe controllare meglio il suo dominio», così Gilad Erdan, ministro per la Sicurezza Interna, durante un’intervista televisiva si scaglia contro the social network.

Ma non è il solo. Pochi giorni fa sono stati uccisi una 13enne (nella colonia di Kiryat Arba) e un rabbino (sulle strade della Cisgiordania). I portavoce della coalizione di destra al potere hanno fatto notare che gli assassini avevano lasciato gli ultimi messaggi proprio su Facebook. «La morte è un diritto e io ho il diritto di morire», scriveva il giovane palestinese che ha accoltellato l’adolescente. E la sorella è stata arrestata per averne esaltato il «martirio» in un video postato sempre su Facebook.

 Anche la sinistra israeliana ormai considera Facebook un pericolo. E’ all’invenzione di Zuckerberg che il rapper The Shadow deve la sua popolarità e la sua capacità di aizzare le squadracce contro i pacifisti o chiunque sia convinto di poter arrivare a un accordo con i palestinesi. Il quotidiano liberal Haaretz ha espresso le critiche in un editoriale: «La folla di Facebook sostiene idee e leader politici infettati dalla stupidità e dalla distruttività. Ha indebolito così tanto i media tradizionali da minacciare di imporre un ordine mondiale razzista, separatista, tribale, militante e fondamentalista».

 A questo punto Erdan e Ayelet Shaked, ministra della Giustizia, propongono una legge che permetta di intervenire in poche ore per bloccare il materiale che esalta razzismo, terrorismo, minaccia la sicurezza dello Stato e/o quella individuale. Il governo israeliano non vuole limitare la libertà di espressione ma tutelare, salvaguardare, la sicurezza. Chiede così ai dirigenti della piattaforma più usata al mondo di applicare le stesse decisioni prese in Germania, dove il colosso californiano aveva accettato di fermare entro ventiquattro ore le pagine che incitavano alla violenza o all’odio.

 Erdan ha incontrato Simon Milner, direttore delle strategie per la Gran Bretagna, il Nord Africa e il Medio Oriente, che ha garantito di essere pronto ad allestire una squadra pronta a rispondere alle denunce della polizia o dei cittadini. Alla fine però Facebook — rivela la rivista digitale Al Monitor – ha usato i soldi di quell’investimento per assumere una lobbista che faccia pressioni sul governo per bloccare la legge.

 Nel frattempo, la replica di Zuckerberg non ha tardato ad arrivare: «Lavoriamo regolarmente con organizzazioni che si occupano di sicurezza e policy maker di tutto il mondo, Israele compreso. Non c’è spazio per contenuti che promuovono la violenza, minacce, terrorismo o odio sulla nostra piattaforma. Abbiamo stabilito degli standard pensati per aiutare le persone a capire cosa è concesso su Facebook, e invitiamo gli utenti a segnalare quando ritengono che un contenuto violi queste regole, in modo da poter esaminare ciascun caso segnalato e agire prontamente». 

Staremo a vedere.

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