Ilaria Capua prosciolta, altro che “trafficante di virus”

Ilaria Capua

“Il fatto non sussiste” il caso è chiuso. E menomale. Dopo due anni di calvario giudiziario Ilaria Capua, eccellenza medica italiana, può finalmente tirare un sospiro di sollievo. Il suo però è l’ennesimo caso di mala giustizia italiana, solo che stavolta ha fatto il giro del mondo.

La storia della Capua inizia ventisei mesi fa. Dalle indagini dei Nas sulla diffusione del virus dell’aviaria a scopo di lucro l’illustrissimo procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo (lo stesso che fa togliere l multe al figlio) ha iniziato a “ipotizzare reati gravissimi”, come scriveva L’Espresso qualche mese fa. Già, l’Espresso che merita tutti i complimenti del mondo davvero. Ha sbattuto in prima pagina un’eccellenza italiana con il titolo “trafficanti di virus”, l’accusa, pesantissima, è quella di aver voluto diffondere il virus dell’aviaria per lucrare sull’offerta di un vaccino. Proprio a lei, lei che ha rinunciato alle offerte milionarie delle case farmaceutiche rendendo disponibile gratuitamente la sua scoperta. Lei che è stata inserita dalla rivista “Scientific American” tra i 50 scienziati più importanti al mondo e dall’Economist” tra i personaggi più influenti del pianeta. La prima donna e primo ricercatore sotto i sessant’anni a vincere il «Penn Vet World Leadership Award» cioè il riconoscimento più importante del pianeta per le discipline veterinarie

Dalle stelle della scienza al non poter andare a fare la spesa nel proprio paese, perché additata come un mostro. “Certe ferite non se ne vanno” dice al Corriere della Sera (che a differenza dell’Espresso, quantomeno, le ha dato diritto di parola), che si sente sfregiata come con l’acido. E infatti se ne è andata. A dirigere un dipartimento d’eccellenza all’Emerging Pathogens Institute dell’Università della Florida. Un posto in pieno sole, dopo due anni di buio.

Adesso la notte può dormire tranquilla, non è più un’appestata. Non piange più per gli stupidi attacchi dei grillini. E gli americani sanno benissimo che le accuse erano assurde «Mi hanno risposto che conoscono bene la mia storia e che le accuse erano così assurde da non essere di loro interesse. Era una faccenda chiusa da anni, in America. Avevano fatto delle verifiche. Ero appesa da due anni a una inchiesta di cui non avevo notizie. Non ne potevo più. Mi sentivo un’anatra zoppa. Impotente. Nel vuoto».

Nel vuoto come la giustizia italiana, come il paese che non solo non valorizza le proprie eccellenze ma che le umilia e svilisce.

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Un Commento

  1. Pe said:

    Siete ridicoli, mica ci voleva la Procura di Roma per ipotizzare quello che si sa per certo, ossia la vera funzione dei ricercatori a vantaggio dell’industria farmaceutica.
    Siamo arrivati al vaccino anti influenzale, rendiamoci conto del livello di mistificazione criminale.
    La sora Capua, che sicuramente sarà un’integerrima e disinteressata studiosa, non si poteva mica mettere sotto indagine come tutti gli altri cittadini sospettati di crimini, no. Lei è a’virologa, lei non va sotto indagine secondo diritto, lei subisce la “gogna mediatica”.
    La gogna mediatica la sta subendo un valido Procuratore, a riprova del fatto che quando uno cerca la vera mafia è all’industria farmaceutica coi suoi satelliti che deve guardare.

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