Omicidio Emmanuel: dubbi sulla ricostruzione

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Una morte assurda quella di Emmanuel Chidi Namd, deceduto dopo esser stato colpito da un pugno sferrato da Amedeo Mancini, che la stampa  ha dipinto come “un ultras della Fermana violento di estrema destra già sottoposto a Daspo”.

L’uomo, accusato di omicidio preterintenzionale, è stato arrestato questa mattina. Una tragedia che non ha bisogno di ulteriori commenti, ma che ha subito preso i contorni di un fatto di “razzismo”, di “intolleranza verso la società multirazziale” e, ancora, “come frutto della follia di un gruppo estremista”. Anche se Mancini ha agito da solo, senza il supporto di chissà quale membro appartenente ad un gruppo.

Oggi il premier Matteo Renzi, insieme al presidente della Camera Laura Boldrini e al ministro dell’Interno, saranno a Fermo per esprimere il cordoglio a Chimiary, la moglie della vittima.

Secondo quanto ricostruito, Emmanuel è stato malmenato da un ultrà 39enne della Fermana (Amedeo Mancini, appunto), che prima aveva insultato gratuitamente la moglie dandole della “scimmia africana” e poi si sarebbe scagliato contro il nigeriano. Un episodio grave, da condannare a prescindere.

Ma c’è una versione di una testimone, Pisana Bacchetti, che avrebbe assistito a tutta la scena e che ribalterebbe la versione dei fatti fin qui ricostruita. Nulla cambia certo, sia chiaro, perché Emmanuel Chidi Namd non doveva morire. Ma la stampa ha dato poco peso alla ricostruzione della donna. Soltanto l’edizione di Fermo de “Il Resto del Carlino” ha pubblicato la notizia.

“Purtroppo ho visto tutta la scena e il giovane fermano, prima di sferrare il pugno, è stato letteralmente assalito dalla vittima e da sua moglie”, ha raccontato ai carabinieri.

Lo hanno picchiato per quattro o cinque minuti e colpito anche con il palo di un segnale stradale. Ero presente e voglio precisare che quel povero ragazzo nigeriano, prima di cadere a terra per un pugno subito, si è reso protagonista di un vero e proprio pestaggio del 39enne fermano. Per quattro o cinque minuti è stato attaccato simultaneamente dal giovane di colore e da sua moglie. Lui (Emmanuel n.d.r.) addirittura lo ha colpito col segnale stradale facendolo cadere a terra e poi ha continuato a picchiarlo.
Quando ho visto quella scena, ho chiamato la polizia perché temevo per l’incolumità del 39enne fermano che ha reagito con un colpo, purtroppo per la vittima, ben assestato. Qualcuno ha cercato di intervenire, ma è stato preso a scarpate dalla moglie del giovane di colore”.

Anche altri tre testimoni hanno fornito una versione diversa da quella ufficiale.  “Erano da poco passate le 15 quando Chidi Namdi, sua moglie e un altro uomo di colore, stavano passando nei pressi delle panchine del belvedere di viale Veneto. In quel momento Mancini avrebbe detto qualcosa nei confronti dei rifugiati politici. Lui sostiene di averli rimbrottati perché stavano aggirandosi in modo sospetto intorno alle auto, la moglie della vittima dice di essere stata chiamata scimmia. I tre hanno continuato la loro passeggiata, scendendo in direzione di piazza Ostili Ricci. Dopo circa cinque minuti Chidi Namdi e la donna sono tornati indietro”.

Da qui le versioni si fanno nuovamente contrastanti: Mancini e i testimoni sostengono “che la moglie della vittima abbia inveito contro il 39enne, tentando di mettergli le mani addosso e che il marito abbia spinto il suo contendente fino all’altra parte della strada, per poi imbracciare il palo della segnaletica stradale e colpirlo, facendolo cadere a terra”. Il pugno di Amedeo Mancini, a quel punto, che ha fatto cadere Emmanuel sull’asfalto facendogli sbattere violentemente la testa, è risultato mortale.

Qualsiasi sia la verità, resta la tragedia, lo sgomento, la rabbia per un epilogo assurdo.

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