Crisi nautica e costi di rottamazione sulla collettività

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Crisi, crisi, maledetta crisi. Inevitabile che venga colpita anche la nautica, con oltre duecentomila relitti, tra navi, barche e motoscafi, abbandonati sulle coste italiane. Lasciati marcire in silenzio con i colpi lenti ma devastanti delle onde. Alcuni affondati, altri a pelo d’acqua.

D’altronde, la manutenzione delle imbarcazioni costa più che comprarle e chi non riesce a venderle, preferisce lasciarle morire piuttosto che spenderci soldi per rimetterle a posto. Ed è così che i più grandi porti italiani, da Trieste a Palermo sono diventati anche dei cimiteri di barche. “Navi fantasma”, sono stati rinominati tutti quei relitti che altro non ricordano se non un film dell’orrore o dei pirati.

A nessuno sembra interessare, eppure la situazione è grave per almeno tre motivi: rappresentano un pericolo per la navigazione, sono una zavorra per lo sfruttamento economico di intere aree costiere e, soprattutto, una bomba ad orologeria per l’ambiente marino e non. Bisogna fare qualcosa per smaltire questi pezzi di ferro, acciaio, legno e vetroresina che una volta erano barche. Ma rottamarle sta costando davvero troppi soldi (1000 euro al metro il prezzo stimato per lo smaltimento) e, quasi sempre, quel denaro è a spese dei contribuenti. Anche perché i proprietari di quelle imbarcazioni sono svaniti nel nulla ed è impossibile rintracciarli nel 99% dei casi.

Basta dare uno sguardo alla piantina dei relitti per rendersi conto che la situazione è davvero grave. Escluse le navi affondate, sono 750 i relitti soltanto nei principali porti italiani: 185 a Catania, 86 a Genova e Livorno, 68 a Bari, 51 a Civitavecchia, 45 a Palermo e via via tutti gli altri. E il numero è in costante aumento.

In Parlamento, per restare in tema, che già una legge, appunto, in cantiere. Presso  le commissioni Ambiente e Lavori pubblici del Senato, infatti, è in corso la discussione di un disegno di legge che punta a ridefinire la procedura di smaltimento salvaguardando l’ambiente e la sicurezza della navigazione. Ma in Italia non esiste ancora una norma che definisca chiaramente cosa sia un “relitto”. Una nave affondata? Una nave semi affondata? Una nave abbandonata?

I tempi vanno per le lunghe e intanto le imbarcazioni fantasma continuano a riempire il cimitero marino.

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