Lazio: dalle inadempienze di Anderson e Keita al professionismo di Radu

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Felipe Anderson, Keita e Radu, due facce della stessa medaglia. Ovvero la Lazio, una squadra senza organizzazione, senza futuro, senza che i giocatori rispettino la maglia gloriosa che indossano. Proprio il rumeno, però, in questa situazione imbarazzante per tutti (soprattutto per i tifosi) rappresenta quel giocatore esempio di professionismo e attaccamento al club che il popolo biancoceleste ammira; e ciononostante l’ultima stagione non certo esaltante.

Da una parte, dunque, i capricci di Felipe Anderson che si permette di non presentarsi alle visite mediche perché vuole andare alle Olimpiadi col Brasile e di Keita che, addirittura, nonostante debba tutto alla Lazio che lo ha lanciato, non è partito per il ritiro di Auronzo di Cadore, spegnendo il telefono e rendendosi irreperibile, salvo poi scrivere un post su Twitter in cui ha accusato la società. “Amici della Lazio, in accordo con la società ho deciso di rimandare la partenza per il ritiro. Io amo e rispetto la maglia, ma non posso più accettare il trattamento che mi stanno riservando. Cose promesse e mai mantenute. Scadenze rinviate”.

Lungi da noi difendere la dirigenza laziale che ne ha commesse di cotte e di crude, il ragazzo aveva il dovere di partire con la squadra. Perché è un tesserato biancoceleste. Dopodiché tutto il diritto di esprimere la propria insoddisfazione per una società che sta fallendo ogni mossa, che sta distruggendo il capitale più importante: la S.S. Lazio 1900.

Dall’altra parte, poi, c’è appunto l’altro lato della medaglia Stefan Radu che, nonostante rischi seriamente il posto quest’anno (si sta cercando un sostituto sulla fascia sinistra) per colpa delle sue ultime prestazioni molto deludenti e degli infortuni, ha rinunciato alle vacanze estive per allenarsi da solo e dimostrare di essere ancora un calciatore valido. Un comportamento esemplare il suo, da laziale vero, che dovrebbe essere uno spunto per alcuni “ragazzini” che vestono la maglia biancoceleste. Perché avere problemi, anche giustificati, con la dirigenza non può essere un alibi per un calciatore. Non presentandosi in ritiro non si manca di rispetto solo al presidente e al direttore sportivo, ma in primis ai tifosi. E questo è proprio  inaccettabile.

Anderson e Keita e tanti altri giovani prendano esempio da Radu che, mai come ora, è forse l’unico, vero, capitano della Lazio rimasto in squadra che sta perdendo identità per colpa di chi la gestisce.

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