Maroni, Feltri e quelli per cui è solo… Cosa loro

Roberto Maroni e Vittorio Feltri

La presenza delle grandi organizzazioni criminali nel nord Italia è ormai un dato di fatto, certificato da tanti processi e dalle tante inchieste giudiziarie che hanno svelato il profondo livello di infiltrazione mafiosa in regioni come la Lombardia, il Veneto, la Liguria, il Piemonte, l’Emilia Romagna. Si pensi all’operazione Minotauro, che nel 2011 portò a 142 arresti e alla confisca di beni per un valore di 70 milioni di euro – tra cui società, ville, conti correnti, terreni e automezzi – confermando quanto fosse radicata e ramificata la presenza della ’ndrangheta in Piemonte, con centinaia di affiliati e il coinvolgimento di nomi importanti della politica.

A maggio la Cassazione ha messo le sentenze definitive: in tutto – considerando anche i giudizi con rito abbreviato – sono state condannate 70 persone, la maggior parte delle quali per associazione a delinquere di stampo mafioso dedita al traffico di droga, al controllo di bische clandestine, alle estorsioni. Si pensi all’operazione Crimine, del 2010, contro la ndrangheta in Calabria e in Lombardia, conclusasi in sede di giudizio lo scorso mese in Cassazione con decine di condanne e per centinaia di anni di carcere complessivi. Si pensi alla recentissima inchiesta della procura di Milano che ha portato all’arresto di 11 persone, accusate di associazione a delinquere finalizzata a favorire Cosa nostra, con interessi e affari con la Fiera ma anche con i lavori per l’Expo 2015. Insomma, ci sono ormai solide certezze sul fatto che le mafie hanno messo radici anche nelle regioni settentrionali, nel cuore economico e produttivo del Paese. Eppure a lungo l’accostamento Mafia-Nord è stato negato, è stato visto come un’autentica eresia.

Nel 2010 l’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni insorse contro Roberto Saviano quando questi, nel programma “Vieni via con me”, parlò delle infiltrazioni mafiose al nord, anche nei territori presidiati dalla Lega. Maroni pretese di intervenire in trasmissione, nella puntata successiva, per dire che non era vero niente, che al Nord le grandi organizzazioni criminali non c’erano e che comunque la Lega era assolutamente immune da qualunque rischio infiltrazione. Non molto tempo dopo sarebbero venuti fuori i guai giudiziari dell’ex tesoriere Francesco Belsito, che secondo gli inquirenti “riciclava i soldi della ndrangheta”
Un altro che di mafia al nord non ne vuol sentir parlare è Vittorio Feltri, oggi direttore di Libero. Il 21 luglio 2012, quando era a Il Giornale, firmò un editoriale dal titolo eloquente: “Che barba la mafia. È solo ‘cosa loro’”. E nell’articolo: “È vero. Al Centro e al Nord dello stivale la filiera mafiosa ha affondato qualche radice: ovvio, il denaro sporco si aggrega a quello pulito. Ma diciamolo chiaramente: il vivaio della piovra è in acque meridionali ed è lì che bisogna agire per eliminarlo. Ancora più crudelmente: se questo è un affare siciliano, se lo grattino i siciliani. Ma grattino forte”.
Negazionista convinto, nel lontano 1989, anche l’allora sindaco di Milano, Paolo Pillitteri: “Nella nostra città una Piovra, sì una grande criminalità mafiosa, non esiste. Il bello della Piovra è proprio che si tratta di una favola, soltanto di una favola”, disse nel tentativo di minimizzare il potere acquisito dalle organizzazioni mafiose nell’ex capitale morale del Paese.
Il più sorprendente di tutti, però, almeno per la funzione che ricopriva e per le alte responsabilità che aveva, è stato probabilmente l’ex prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi. Che nel 2010, davanti alla Commissione parlamentare Antimafia arrivata in prefettura per fotografare il livello d’infiltrazione della criminalità organizzata a Milano e in Lombardia, negò l’esistenza stessa del problema: “A Milano e in Lombardia la mafia non esiste”, disse agli esterrefatti membri dell’Antimafia. E poi: “Anche se sono presenti singole famiglie, ciò non vuol dire che a Milano e in Lombardia esista la mafia”.

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