Uber: addio Ungheria, nuove leggi impossibili

La superpotenza del trasporto privato ha deciso di interrompere la propria attività in Ungheria: secondo Uber con le nuove leggi sarebbe impossibile operare.

Per il colosso americano, con la legislazione ungherese che da ieri è entrata in vigore, non ci sono più le condizioni per lavorare: le nuove norme, infatti, consentono alle autorità di fermare “un fornitore di servizi di taxi che operi senza un centro di smistamento”. “La legge – hanno spiegato – in questo modo rende impossibile ai nostri autisti in Ungheria di utilizzare i propri veicoli per guadagnare denaro, nonostante siano in possesso di patenti e paghino puntualmente le tasse”.

Per questo Uber ha fissato al prossimo 24 luglio la fine delle operazioni in Ungheria, dove dal momento del suo ingresso nel paese magiaro, dal novembre del 2014 si erano registrati al servizio 1.200 autisti e 160.000 clienti. C’è chi ha visto nella scelta ungherese una mancata opportunità di sviluppo; qualcun altro invece l’ha interpretata come una coraggiosa mossa da parte del Paese guidato dal nazionalista Orban che ha portato un paese europeo a non piegare la testa di fronte a un colosso americano, le cui modalità di imporsi sul mercato si sono rivelate molto spregiudicate.

Lo stesso numero 1 di Uber fece intendere di avere molte informazioni sugli spostamenti di giornalisti e politici che avevano iniziato a criticare l duramente l’azienda di trasporto privato (leggi qui). Invece a Roma – qualche mese fa – i tassisti avevano contestato i vertici di Uber mentre uscivano dagli uffici del Pd; in un’altra occasione li avevano sorpresi mentre erano a cena con esponenti dell’intergruppo parlamentare Innovazione. In Ungheria, a quanto pare, i loro colleghi possono dormire sonni tranquilli.

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