Lazio, al via campagna contro gioco d’azzardo (ma nessuno si azzarda a bandirlo)

Lodevole iniziativa quella che avviata nel Lazio con la campagna di comunicazione sociale contro il gioco d’azzardo patologico. Ma non si fa prima a bandirlo? No, perché gli interessi economici sono troppo alti

La Giunta Zingaretti ha finanziato con 1 milione di euro la costruzione della rete regionale degli sportelli “No Slot” con l’apertura di 80 punti di ascolto e accoglienza rivolti alle vittime del gioco compulsivo presenti in 68 comuni del Lazio. La Regione ha anche predisposto la formazione degli operatori degli sportelli stanziando 300mila euro. Briciole, in confronto a quanto “guadagna” lo Stato proprio dal gioco d’azzardo che ora fa finta di voler combattere.

L’Italia – tra slot machine, gratta e vinci e giochi online – è il primo mercato del gioco d’azzardo in Europa e il terzo mercato nel mondo (22% sul totale). Un giro d’affari che vale più del 5% del Pil: 84,5 i miliardi di euro spesi nel gioco in Italia nel 2014. Dal 2005 al 2014 la raccolta dei giochi di Stato è cresciuta del 191%, le entrate erariali soltanto del 30%, mentre i costi economico-sociali e sanitari aumentano e il giro d’affari criminale dilaga.

Lo Stato è come il banco: vince sempre. Circa 8 miliardi di euro netti ogni anno. Per questo motivo, pur plaudendo all’iniziativa della Regione Lazio non si può fare a meno di considerarla un provvedimento “di facciata” al fine di mostrare quantomeno l’interessamento al sempre più preoccupante fenomeno dell’emergenza da dipendenza dal gioco d’azzardo. Ma non non misura di prevenzione a monte.

 

 

 

 

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