Gramsci e le sue accuse al Pci

togliatti gramsci

Dopo quella di Pietro Lo Piparo, arriva un’altra controstoria: è firmata da Giorgio Fabre, autore di “Lo scambio. Come Gramsci non fu liberato” in cui si sostiene che il leader comunista poteva essere scarcerato, ma una parte del Pci si mise di traverso.

Nel 1940 la scheda personale su Togliatti dell’Ufficio quadri del Comintern “sarebbe risultata un vero capo d’accusa che avrebbe parlato per esteso dei problemi incontrati da Gramsci in carcere e in clinica”. Nella scheda veniva riferito il leader comunista considerava gli episodi come “provocazioni da parte del Pci, tese a ostacolare la sua liberazione”. Gli atti di ostilità da parte del suo partito che Gramsci aveva affrontato, secondo Fabre, negli anni erano stati parecchi: tra questi ci furono gli insulti ricevuti in carcere da funzionari di partito, come Athos Lisa e Bruno Tosin, o “il primo e il secondo disastro della stampa comunista” che aveva persino annunciato falsamente la sua liberazione.

Fabre, attraverso un lavoro che ha analizzato molti documenti d’archivio tra cui giornali e libri, ha condotto una vera e propria indagine storica e politica che dona nuova luce sulla detenzione di Antonio Gramsci negli anni del Fascismo. Tra il suo arresto avvenuto nel 1926 e l’inizio del processo, cominciarono le manovre per liberarlo dalla prigione: dal libro di Fabre, però, emerge come un ruolo di primo piano nel tentativo di scarcerare il leader comunista – assieme ai suoi familiari – lo svolsero l’Unione Sovietica e il Vaticano.

Molto minore, quasi nullo, fu lo sforzo esercitato dal Partito Comunista d’Italia nel liberare uno dei suoi fondatori: tra gli esponenti del Pci, in particolare risulta molto ambiguo e controverso il comportamento di Palmiro Togliatti. Secondo Fabre, Gramsci dal 1927 in poi non ebbe notizie di azioni intraprese dal Pci per farlo liberare, a parte le campagne pubblicitarie che l’autore dei Quaderni dal carcere considerava “come la peste”.  Sempre il leader comunista fu a conoscenza, invece, dell’ambasciatore, di un agente segreto e – con molta probabilità – anche di una pedina importante come Vizner, ex capo di gabinetto di Molotov, schierati dal Cremlino per la sua scarcerazione.

Una serie di errori, però, fece naufragare le operazioni: alla contrarietà di Mussolini – al quale però, secondo Lo Piparo, Gramsci si rivolgeva direttamente per ottenere l’autorizzazione ad avere alcuni libri in carcere(leggi qui) – si aggiunsero i contrasti tra i comunisti italiani, parte dei quali riteneva ormai Gramsci fuori dalla linea del partito. E così, un nuovo libro contribuisce ad abbattere una delle storielle più diffuse dall’antifascismo, come le reali responsabilità di chi davvero non volle Gramsci libero.

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